Uscire da vite misere, dove frustrazione e sogni irraggiungibili trasformano una grande città (in questo caso Los Angeles) in un inferno da affrontare tutti i giorni. Allora il riscatto può arrivare, a volte, quando raggiunto il punto più basso, il destino ci offre una seconda possibilità. Vi è nel film Crime 101 La strada del crimine (2026) di Bart Layton che abbandona il suo stile semi-documentaristico per entrare nel genere (comunque già frequentato in qualche modo con il precedente American Animals) crime e heist movie seguendo la traccia di un racconto di Don Winslow.
Layton decide di stringere di più i legami tra i protagonisti per umanizzarli rispetto alla prosa implacabile di Winslow, così se nella prima parte abbiamo una specie di presentazione dei vari personaggi, nella seconda l’intreccio tra le loro azioni diventa qualcosa tra lo scontro e la comprensione, la consapevolezza di essere tutti su una barca che affonda.
Affonda per Sharon, Halle Berry, una broker a cui non si fanno sconti e a cui non viene riconosciuto quello che meriterebbe, cioè di diventare socia dello studio e le tocca subire frustrazioni tra capi intrallazzati e giovani colleghe rampanti. A 53 anni vede il suo futuro, senza un compagno e senza possibilità di ottenere un riconoscimento, appannarsi irreparabilmente. Affonda per il ladro di gioielli Mike, Chris Hemsworth, che agisce secondo regole “morali” tra cui la non violenza e il seguire nelle sue azioni la Highway 101 della California; Mike è stanco e vuole farla finita con questa vita, si innamora ma non è così facile staccarsi dal passato, anche perché un cattivissimo Nick Nolte gli scatena contro un giovane psicopatico, Barry Keoghan che ha il volto giusto per rinnovare il parco di caratteristi schizzati e violenti della grande Hollywood. Infine c’è il poliziotto Lou, Mark Ruffalo che rifà praticamente lo stesso personaggio della serie tv Task, un disilluso e noioso uomo che non viene creduto dai colleghi (è l’unico a sostenere che tutte le rapine sono state fatte da un lupo solitario e non da varie bande) ai quali interessa solo riempire le statistiche di casi risolti (anche se probabilmente non lo sono) e viene abbandonato dalla moglie.
Dopo lunga preparazione in cui le trame dei personaggi convergono, vi è il finale noir che diventa anche una rivelazione esistenziale.
Ci sarebbe piaciuto di più che fosse ancora più secco e duro come la scrittura di Wislow? Forse, ma ce lo facciamo bastare, un film da vedere e ben costruito. (voto 6,5)
Product placement vario in cui vengono citati Google e molti social, in cui trovano posto varie marche d’auto (Mercedes, Bmw, Toyota e due auto d’epoca, una Chevy Camaro di Mike e la Mustang di Bullit citata), alcuni locali tipici come Hip Juicery, gli occhiali Oliver Sun e un orologio Rolex. Infine vi è, se vogliamo includerlo, un chiaro invito a fare yoga per ritrovare il proprio equilibrio.