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CINEMA
7 Ottobre 2012 - 02:02

BARBA E DINTORNI

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Godard e la pubblicità (11)
BARBA E DINTORNI

BANDE A PART – Jean-Luc Godard (1964)

Dopo la trasferta italiana, Godard torna alla “sua” Parigi e si rimette subito al lavoro ottenendo finanziamenti rapidi grazie al ritorno ad un progetto low budget in bianco e nero.

E’ uno dei tanti periodi difficili nel rapporto sentimentale con Anna Karina e lei ha appena tentato per due volte il suicidio ed è stata ricoverata in una clinica per depressi.

Il “regalo-terapia” di Jean-Luc al ritorno della Karina è questo suo nuovo film concepito principalmente per l’attrice che Anna andrà a recitare come coprotagonista di un bizzarro trio di simpatici quanto maldestri ladri formato oltre a lei anche da Claude Brasseur e Sami Frey, allora compagno di Brigitte Bardot protagonista de “Il disprezzo”.

I due amici Franz e Arthur conoscono la giovane Odile (Godard dà il nome della madre alla sua protagonista, al tempo omaggio alla donna e dimostrazione di totale dedizione verso la moglie) ed entrambi cercano di conquistarla ma, al contempo, vogliono sfruttare la posizione lavorativa della ragazza (è domestica di una ricca famiglia) per organizzare un furto a casa dei padroni di Odile.

Su questa traccia derivata da un racconto di Dolores Hitchens pubblicato nella storica collana “Série Noire” (Fool’s Gold) Godard imbastisce un film noir di serie B con tipico profumo nouvelle vague (un incrocio del Truffaut di “Tirate sul pianista” e “Jules e Jim”) e finale tragico.

“Bande à part” è un film molto godardiano, una conferma dei suoi temi peculiari, in cui ritroviamo il girovagare per le strade di Parigi in decapottabile (in questo caso una SIMCA), i piani sequenza, i dialoghi sull’amore e il rapporto a due (variazione sul tema, stavolta il dialogo più lungo tra Brasseur e la Karina con le loro considerazioni sull’attrazione uomo-donna avviene non in un appartamento, come è avvenuto sempre nelle opere precedenti, ma sul vagone del metrò), le citazioni letterarie, le considerazioni del regista fuori campo.

E’ anche un film molto libero in cui JLG continua a giocare e sperimentare con il cinema. Sono maggiori che in altre sue pellicole le divagazioni e gli inserimenti di scene bizzarre. Possiamo ricordare al proposito il balletto dei tre attori in una taverna (concepito principalmente per far “divertire” la Karina, appassionata di ballo), la corsa all’interno del Louvre per battere il record del mondo di visita veloce al Museo tra lo sbigottimento reale dei guardiani, il minuto di silenzio deciso dai tre protagonisti che interrompe improvvisamente ogni rumore nel film per un minuto reale (durante tutta la pellicola Godard utilizza rumori, suoni e musiche in modo sperimentale continuando l’operazione già iniziata con il segmento “Montarnasse-Levallois” inserito nel film collettivo “Paris vu par…”).

Gli esperimenti del regista seppur spesso fini a se stessi non appesantiscono affatto l’operazione (non sempre, soprattutto in futuro, la cosa gli riuscirà così bene) e ci consegnano un’opera fresca e gradevole diventata di culto per generazioni di spettatori (fin troppo facile citare Tarantino e la sua casa di produzione che prende il nome proprio dal titolo godardiano).

Ritornando alle proprie ambientazioni e abitudini, torna anche l’immancabile quotidiano FRANCE SOIR, sicuramente il product placement più ricorrente nella filmografia del regista fino a questo momento.

In questo campo, detto della SIMCA, altra brand ben esposta (richiesta e bevuta da Odile/Karina) è la COCA COLA, mentre due marchi assolutamente ben frequentati all’epoca dal cinema sono DIXAN e OMO, scatole di detersivo ben visibili in un bagno.

Stefano Barbacini

Bande a part

Regia: Jean-Luc Godard
Data di uscita: 01/01/1964
Cast:
Anna Karina
Brand:
Coca-Cola

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