Jersey Shore. Per i pochi che non lo conoscessero, trattasi di popolare reality show americano con protagonisti otto ragazzi, quattro buzzurri e quattro cafone, italoamericani rozzi e burini all'inverosimile. Della serie: al Grande Fratello di tamarri ce n'è solitamente uno alla volta, mentre tutti i ragazzi di Jersey Shore farebbero sbiancare il primissimo Taricone (RIP).
Giunto alla quarta stagione, dopo esser nato nel New Jersey ed aver viaggiato fino a Miami, lo show sbarca in Italia, dove gli otto protagonisti cercheranno di venire in contatto le proprie origini culturali. Si fa per dire.
I raccapriccianti ed imbarazzanti protagonisti (tutti palestrati con capelli improponibili i ragazzi, tutte cessone devastanti le ragazze) sono quindi stati trasportati a Firenze (immaginiamo quindi Dante contorcersi vigorosamente nella tomba) in un sontuoso appartamento allestito ad hoc, da dove partiranno le loro scorribande per la città ed i dintorni.
In effetti non c'è molto di più da raccontare, poichè a parte andare per discoteche ad ubriacarsi, scoprire interessanti aspetti culturali tipicamente europei quali il bidet, e cercare di rimorchiare (ed essere occasionalmente arrestati per qualche intemperanza particolarmente vistosa), gli otto protagonisti non offrono molto di più da vedere se non le consuete liti (belle urlate qui) e tramini sentimentali tipici di tutti i reality show.
Il "fascino" dello show sta semmai, per chi guarda, nel bearsi dell'arrogante ignoranza e bestialità dei suoi protagonisti, che riuscirebbero a far sembrare Franco Lechner (in arte Bombolo) un accademico di Harward. Il tutto condito da ogni possibile ed immaginabile clichè sugli italiani (o presunti tali), che tanto intriga l'immaginario collettivo degli americani.
Il bello dello show è però dato anche una cospicua presenza di marchi e brands, bene identificabili ora che questa quarta stagione è ambientata in Italia, il che ci da interessanti spunti a tema product placement.
In particolare, nei primi due episodi della nuova stagione andati in oda su MTV Italia lo scorso cinque settembre, abbiamo riscontrato che i ragazzi di Jersey Shore fumano sigarette Marlboro Gold (Philip Morris International) e si fanno l'espresso (come dei trogloditi peraltro) con una caffettiera Bialetti. Vanno a fare la spesa alla Conad, il cui nome fuori dal market viene si oscurato in fase di postproduzione, ma la tipica margherita del logo Conad risulta comunque identificabile. Sulla loro tavola possiamo vedere i Ritz Saiwa, i succhi di frutta Bravo e l'aceto balsamico Ponti e Gatorade (che bevono mangiando la pasta, roba da arresto). Poi i ragazzi si spostano (con due Fiat Multipla) per un rapido apprendistato sul come fare la pizza (pare dovranno lavorarci nel proseguo della serie) alla pizzeria napoletana O'Vesuvio (di cui ci viene fieramente mostrata l'insegna), e girano diversi locali notturni, pub e discoteche, tutte facilmente riconoscibili, tra cui il Coccodrillo, discoteca Twenty One, ed un paio d'altri ce ne sono sfuggiti (Astor disco club?). Si nota poi in un locale anche un insegna pubblicitaria del Martini.
Evidentemente di riferimenti, brands e marchette assortite ce ne sono, ma ora viene la parte divertente. E' pubblicità positiva (della serie: bene o male l'importante è che se ne parli) il finire in un reality show di cafoni sottoculturati che vengono guardati come bestie strane dai telespettatori? Secondo alcune prominenti ditte di abbigliamento americano parrebbe di no, dato che le stesse sono arrivate ad offrire denaro ai protagonisti (dai roboanti nomi quali Mike the situation, Deena, Snooki, Pauly D) affinche gli stessi non indossino mai più le loro linee di abbigliamento nel il programma. Il dilemma mediatico che ne risulta è decisamente stimolante.