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CINEMA
31 Dicembre 2021 - 11:56

FINALMENTE DIABOLIK E LA SPLENDENTE EVA KANT

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Diabolik (Manetti Bros, Italia, 2020)
FINALMENTE DIABOLIK E LA SPLENDENTE EVA KANT

Ci sono vari modi per trasporre un fumetto al cinema, si possono utilizzare storie e personaggi e trattarli con il linguaggio prettamente cinematografico (i film del Marvel Cinematic Universe ad esempio), si può cercare di mantenerne il “senso” ma poi trasporli facendo qualcosa del tutto differente come V for vendetta o la serie XIII oppure il Watchmen di Snyder ma anche il Dellamore Dellamorte di Soldi, si può tentare di ricercare il linguaggio del fumetto pedissequamente riproponendo addirittura le onomatopee come nella serie mitica del Batman televisivo, si può farne una versione pop sfruttando il mood del momento come i Kriminal di Lenzi e il Diabolik di Bava, oppure si può tentare di riproporne le atmosfere e i dialoghi restando fedeli al linguaggio del fumetto senza dimenticare che però si sta facendo cinema, e qui gli esempi vanno dal Dick Tracy di Warren Beatty al 5 è il numero perfetto di Igort per poi parlare dell’oggetto di questa recensione, ovvero il Diabolik, dei Manetti bros. Ovvero aspetto iconografico vintage di colori, inquadrature e scenografie, dialoghi “fumettistici” e quindi irrealistici, stilizzazione e staticità di interpretazione e azioni.

Ha un senso fare una critica di un film così concepito solo se si accetta il principio con cui è realizzato (poi ci sono quelli che riescono più o meno bene) e non con critiche che pensano di vedere un normale film action o una trasposizione fedele in ogni dettaglio da fan.

Troppo facile dire che è un film troppo lento, che la recitazione è impallata, che presenta ingenuità come la scena del Diabolik nell’armadio o le basi nascoste che fanno molto “cartapesta”, insomma che è un film di m… come ho letto in giro solo perché non è cinema “moderno” ed eccitante e “ben girato (!?)”.

Personalmente penso che il film, tratto da storie dei primi numeri della serie fumettistica (in particolare il numero 3, L’arresto di Diabolik, in cui viene introdotto il personaggio di Eva Kant) abbia decisamente ottenuto il suo scopo mettendo assieme un’operazione nostalgica ben fatta e coraggiosa anche a scapito di un pubblico che magari non riesce (sia chiaro è più che legittimo…) a farselo piacere. Certo poteva anche essere migliore se i Manetti ci avessero messo qualcosa di più personale e non fossero stati così ligi al loro progetto, ma resta un film riuscito per le sue oneste intenzioni.

L’Eva Kant di Miriam Leone è più Eva Kant che non la fascinosa e arrapante Marisa Mell della versione Bava, Mastandrea interpreta Ginko in maniera perfetta valorizzando umanità, intelligenza e frustrazione del personaggio. Un po’ meno bene Marinelli come Diabolik, non per l’interpretazione “ingessata” e quasi muta, che concettualmente ci sta, ma perché non ha probabilmente quel fascino maligno dell’eroe del fumetto.

Perfetta l’utilizzo della Trieste resa quasi irreale come deve essere e l’aspetto vintage del tutto di cui abbiamo già detto. Un piacere magari non immediato ma che lentamente si impossessa dello spettatore che ha il giusto approccio.

Campari appare come principale product placement, ma anche Bulgari ha ottima visibilità per non parlare della Porsche alla cui guida si esalta Diabolik.

Stefano barbacini

©www.dysnews.eu

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