Facebook Twitter Canale Youtube RSS
CINEMA
31 Ottobre 2021 - 23:36

IL MONDO MAGICO DEI FREAKS

 Print Mail
Freaks out (Gabriele Mainetti, ITA, 2021)
IL MONDO MAGICO DEI FREAKS

Supereroi-freaks, prosegue l’esplorazione del mondo dei diversi ma in una nuova versione kolossal, il piccolo e geniale Lo chiamavano Jeeg Robot si trasforma nell’immaginifico e roboante Freaks out con effetti speciali da supereroi Marvel.

La progressione della carriera registica Mainetti rischia di sbragare verso il film per ragazzini e l’action esagerato ma alla fine il nostro riesce a contenersi e a sfornare un’opera gustosa e piena di inventiva.

Siamo nel 1943, invasione nazista di Roma, il piccolo circo Mezzapiotta viene bombardato e i cinque componenti, l’ebreo-mago Israel, l’ammaestratore e dominatore di insetti Cencio, il forzuto uomo-lupo (completamente coperto di peli) Fulvio (sotto i peli vi è Santamaria ancora protagonista con Mainetti), il nano magnetico Mario e la ragazza elettrica Matilde si ritrovano con poco da mangiare e nessuna prospettiva di lavoro davanti. Israel propone una fuga in America, Fulvio di aggregarsi al lussuoso Zircus Berlin gestito dal folle Franz, tedesco di Germania accolito hitleriano. Mentre Israel sparisce finendo su un camion diretto verso i campi di concentramento, gli altri si ritrovano imprigionati da Franz che prevedendo il futuro (letteralmente) ha visto la caduta del nazismo e cerca di cambiarlo con l’aiuto di supereroi da votare alla causa della svastica. Questi dovrebbero essere i nostri che al gioco non ci stanno...

E’ chiaro che il film è tutto dalla parte dei freaks, i diversi e che quel che che c’è di buono negli uomini si trova proprio qui. Sono diversi e mal visti i nostri ma sono ridotti a freaks dalle ferite della guerra anche i partigiani capitanati non per nulla dal “gobbo”. Così come è un freak anche l’antagonista malvagio Franz, labro leporino e sei dita per mano. A sua volta è trattato da idiota dai suoi stessi commilitoni e dai superiori che non ascoltandone le intuizioni considerate follie inutili, si condannano alla disfatta che la storia ci ha narrato. Ma questa è la parte più “scontata” del film, l’utilizzo del mondo dei freaks per perorare la causa del trattamento sui diversi è già stato sdoganato da centinaia di film, fumetti, opere letterarie...

Quello che attira invece nell’opera di Mainetti è la costruzione del mondo “magico” del circo circondato dalle distruzioni della guerra. Riuscire a meravigliare è lo scopo principale, ma attenzione dietro alla meraviglia del circo si esalta la meraviglia del cinema. I nostri non sono semplici artisti circensi, sono persone con superpoteri come solo nei fumetti o, appunto, al cinema possiamo vedere. D’altronde nel film tutto ciò è palese, partendo dalla dichiarazione di un protagonista: “si spengono le luci, si accendono i sogni” che è la frase di presentazione da mettere in esergo su qualsiasi introduzione al magico, appunto, mondo del cinema. In fondo la vera protagonista del film è Matilde, la luce e l’elettricità che del cinema sono scintilla e sostanza imprescindible. Ma, soprattutto sono le citazioni che Mainetti fa di numerosi film che hanno fatto la storia della settima arte a dimostrare il teorema. Dalla Magnani di Roma città aperta, al mondo circense felliniano; da Orson Welles a Terry Gilliam; dal mondo dei cartoons a quello di Bastardi senza gloria di Tarantino; dalle caricature di Chaplin all’ Elephant Man di Lynch; dal treno dei Lumiere alla Ciociara della Loren... Un sentito omaggio al cinema e alle suggestioni culturali dell’adolescente Mainetti che evidentemente non sono solo Jeeg Robot ma qualcosa di più complesso e articolato.

Se Santamaria è nascosto sotto il fulvo pelo, se la professionalità di Giorgio Tirabassi è indiscutibile, se Pietro Castellitto dimostra di essere meglio come regista che come attore, a sorprendere sono Aurora Giovinazzo nei panni dell’elettrica Matilda (dopo tante apparizioni televisive e ruoli non di primo piano al cinema la scopriamo attrice di notevoli capacità) e Franz Rogowski ormai affermato internazionalmente e capace di creare un “cattivo” che eredita suggestioni dai caratteri “folli” di tanti interpreti del passato, tra Klaus Kinski e Helmut Berger (più l’ovvio, anche per somiglianza, Joaquin Phoenix).

Film in costume e senza product placement anche se uno ci poteva decisamente stare. Infatti Franz che vede il futuro, si ritrova ad immaginare un telefonino e da come è disegnato sembra proprio un I-phone, ma quando poi in una scena ne entra uno vero in una scena “onirica” e futuristica, non si riesce a capirne la marca. Lì ci stavo proprio bene...

Stefano barbacini

©www.dysnews.eu

Share |