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CINEMA
30 Settembre 2018 - 21:40

DIARIO VISIVO (CINEMA FRANCESE ANNI VENTI)

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Le double amour (Jean Epstein, Francia, 1925)
DIARIO VISIVO (CINEMA FRANCESE ANNI VENTI)

La collaborazione di Epstein con la casa russo-francese Albatros è stata vista da buona parte della critica come una svolta positiva nella sua estetica perché finalmente riuscì ad avere con sé attori di grande presenza e ad ottenere da loro performance di livello superiore. Questo probabilmente è vero soprattutto in questo Double amour dove la prestazione attoriale della Nathalia Lissenko da sola riempie il film e ricorda quelle di Eve Francis per Delluc. D’altronde questo si diceva anche di Feyder quando finalmente potè disporre delle star americane (Garbo in primis). In realtà tutto ciò andò a scapito della libertà e della spregiudicatezza tecnica di Epstein che risultò come frenato e ingabbiato nelle regole del dramma in cui la primadonna gli “ruba” la scena. Lo stesso Epstein non ebbe molte remore nel dichiarare il suo odio per gli attori, soprattutto per quelli bravi…

Double amour risulta drammone piuttosto classico, scritto da Marie Epstein con particolare riguardo alla figura femminile di amante e madre, forte e sofferente costretta a sobbarcare i problemi dei suoi uomini, giocatori incalliti e ingrati. Prima l’uomo che amava le sottrae i denari raccolti per una beneficienza mettendola in ridicolo di fronte alla bella società quando per l’ennesima volta sperpera tutto al Baccarà e se ne va in America a cercar fortuna (lasciando la nostra incinta e disonorata); poi il figlio, che evidentemente dal dna del padre ha ereditato il peggio, lo emula e gioca tutti gli averi della madre che si è rifatta una vita come cantante rinomata. Nel finale si ripresenta l’ex ormai arricchitosi e dopo alcune schermaglie che non gli rendono particolarmente onore, si ravvede e ricompone la famiglia portandosela negli States in un finale mieloso e scontato.

La trama non è articolata benissimo e questo gioco del parallelismo delle vicende del padre con quelle del figlio è costruito in modo farraginoso e artificioso.

Nonostante ciò, detto della potente prestazione della Lissenko, Epstein ci restituisce una prima parte del film, tutta ambientata a Cannes, praticamente perfetta. Il mare e gli scogli diventano protagonisti della pellicola quanto gli interni lussuosi (alla moda d’allora, art-déco) e le carrellate azzardate del regista, che riempie il tutto con sovraimpressioni, primissimi piani e alcune sequenze semioniriche che rendono un normale viaggio in treno qualcosa di vicino al mistico, ci deliziano la vista.

Poi però il dover svolgere una tal vicenda (ora spostatasi a Parigi) fino alla fine diluisce le trovate registiche che ci sembrano ben meno inventive nella seconda parte fino a rendere il tutto un po’ fiacco e stiracchiato.

Già nei titoli di testa si precisa che la star è vestita da DRECOLL e PAUL POIRET, product placement pre-filmico, poi durante un viaggio in treno appare ben chiara la pubblicità della BYRRH.

STEFANO BARBACINI

Le double amour

Regia: Jean Epstein
Data di uscita: 27/11/1925
Location: Parigi
Brand:
Byrrh

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