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CINEMA
30 Maggio 2021 - 00:30

LA TERAPIA DEL CICCHETTO DI SMIRNOFF

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Un altro giro (Thomas Vinterberg, Danimarca, 2020)
LA TERAPIA DEL CICCHETTO DI SMIRNOFF

Eravamo quattro amici al bar
Che volevano cambiare il  (loro) mondo
Destinati a qualche cosa in più
Che a una donna ed un impiego a scuola

Parafrasando Gino Paoli introduciamo il premio Oscar Un altro giro, perché attorno ad un tavolo (in realtà di un ristorante) dove bevono vino e vodka, quattro insegnanti in crisi esistenziale hanno una balzana idea per cercare di ridare energia alle loro vite. Prendendo a pretesto una presunta teoria dello psichiatra Finn Skarderud (in realtà più una frase da inserire in un contesto che dice poi altro che non una teoria strutturata) per cui l’uomo ha un deficit di alcol nel sangue e che con uno o due bicchieri per raggiungere lo 0,05% di alcol l’uomo avrebbe un’energia e una brillantezza migliori, si prestano come cavie per sperimentarla.

Bisogna dire che i primi risultati sono confortanti, un cicchetto prima delle lezioni e prima dei rapporti interpersonali dà una sicurezza inedita e trasforma i nostri per il meglio. Poi però, come sempre teorizzato da Skarderud, “…poi si sbaglia di nuovo. È confermato, è proprio la costruzione dell’essere umano a essere sbagliata. Manca un meccanismo che dica che ora è il momento di fermarsi. Troppo poco rischia di diventare troppo”. In pratica i quattro ci prendono gusto e “lo studio scientifico” diventa sballo e coma etilico. Uno ci lascia le penne, altri due perderanno le compagne non disposte a trovarsi il solito danese ubriacone in casa (“si sa che in questo paese gli uomini bevono troppo”).

Thomas Vinterberg non si fa mai troppi scrupoli ad affrontare argomenti “pericolosi” e “scorretti” (lui stesso dichiara che quando espone alcune idee agli amici se questi le trovano assurde lui le adotta subito per le opere successive…). In questo caso ci espone la suddetta teoria sostenendo anche che una certa quantità di alcol migliora la mente dell’uomo (e per questo porta ad esempio politici importanti trovati anche davanti alle telecamere in strato d’ebrezza, da Grant a Churchill passando per Breznev e Eltsin per arrivare a Sarkozy e Orban…mentre uno sicuramente morigerato e astemio fu… Hitler!) arrivando a consigliarla agli studenti prima degli esami… Peccato che poi è difficile (come ogni sostanza… dopante) farne a meno ed evitare di scivolare inesorabilmente nell’alcolismo.

In realtà il vero senso del film non si allontana da ciò che il registra ha affrontato nelle sue opere precedenti e cioè il disgregarsi della famiglia borghese, la crisi di mezza età ed una società che per mantenersi integra ha bisogno di additivi perché non in grado di affrontare le restrizioni morali che si autoimpone e neppure alle opere ormai innumerevoli che da Mariti di Cassavetes in poi si trovano nella cinematografia internazionale.

Per quanto riguarda lo stile di ripresa Vinterberg resta in qualche modo fedele ad almeno alcune delle regole del manifesto che ha firmato con Von Trier, il Dogma 95. Luci naturali, macchina a mano, immagini sfuocate e con effetto “amatoriale”.

Il film inizia come fosse un videoclip per la pubblicità della birra Tuborg (la stessa che viene ingerita in grandi quantità per una folle gara che vede giovani a sfidarsi a scolarsi una cassa di birra nel minor tempo possibile…) ed è pieno di product placement dal Mac Apple alle brand di abbigliamento Hummel, Adidas, North face… e naturalmente le marche di alcolici con su tutte la vodka Smirnoff. Per finire e per dar sollievo alla gola rasposa dovuta all'alcol... acqua San Pellegrino!

Stefano barbacini

©www.dysnews.eu

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