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CINEMA
29 Maggio 2018 - 23:09

DIARIO VISIVO

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Le foto di Gioia (Lamberto Bava, Italia, 1987)
DIARIO VISIVO

Dopo i successi dei due Demoni, Lamberto Bava ha l’occasione di avere Serena Grandi come star di un suo film. La giunonica e atipica bellezza della bolognese allora sex symbol di un’Italia dall’estetica non ancora traviata dall’anoressia, è così la protagonista di Le foto di Gioia, dove per Gioia si intende proprio il personaggio da lei interpretato (la direttrice di una rivista, Pussycat, sorta di Playboy) e per foto le sue (scattate da Frontoni, artista massimo nel campo) in cui appare nudissima e che faranno presto da sfondo ad alcuni efferati omicidi.

Infatti le sue (nudissime) fotomodelle da copertina, prima Katrine Mikkelsen poi Sabrina Salerno (starlet disco-softporn anni ‘80), vengono uccise, la prima a coltellate, la seconda con un attacco di… api ed inizia così un “giallo” narrativamente per nulla originale che si rifà ad Argento con omaggi (scontatissimi) a Hitchcock e all’abusata ‘finestra sul cortile’. Prodotto per palati poco raffinati (sofcore e thriller di grana grossa) che però si salva dall’oblio, oltre che per le fattezze della protagonista, grazie al mestiere di Bava Jr. che sa come non annoiare e si dimostra buon conoscitore delle regole del genere. La sua cinepresa si muove, scarrella, crea atmosfera e tensione. Peccato soltanto che la buona idea iniziale (l’assassino vede le sue prossime vittime con il volto trasformato in viscido insetto) venga presto abbandonata e tutto diventi molto più piatto. Ma di una piattezza “autoriale”; per farvi capire provate a confrontare questo prodotto a similari come Sotto il vestito niente o i gialli di Corrado Colombo, tanto per far degli esempi… E teniamo conto anche delle difficoltà di dover gestire le controprestazioni interpretative sia della Grandi che di un Vanni Corbellini atroce in una delle scene portanti del film!

Non la pensa così il Mereghetti che non salva nulla della pellicola “bizzarra miscellanea di thriller con opinabili citazioni hitchcockiane (…) e softcore snervante con annesse banalità e recitazione tragica: perfetto per deludere tutti”. Invece Giusti nel suo Stracult lo definisce “thriller erotico di un certo culto (…) anche per merito di Lamberto Bava che riesce a restituirci un po’ di Thrill paterni.”

Concorda invece con le mie osservazioni Michele Giordano sullo speciale di Nocturno Genealogia del delitto: “pur non essendo certo un capolavoro, anzi essendone lontano anni luce, offre un certo interesse, soprattutto dal punto di vista tecnico (…) tutto sommato, l’ora e mezza passa e non è certo quella del dilettante. E poi quelle curvone della Grandi valgono da sole tutto il film.”

La NIKON è la macchina fotografica usata da David Brandon, fotografo di nudo nel film, e più precipuo product placement della pellicola anche se vediamo pure una RENAULT 5 più volte utilizzata, un’ edicola dove spiccano riviste LA CUCINA ITALIANA e AIRONE e  una birra NASTRO AZZURRO bevuta dallo stesso Brandon. Infine una lunga scena è girata all’interno dei Grandi Magazzini MAS.

STEFANO BARBACINI

Delirium

Regia: Lamberto Bava
Produzione: Dania Film
Data di uscita: 01/01/1987
Brand:
Nikon

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