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CINEMA
28 Marzo 2019 - 08:45

LA VITA "VERA" REGISTRATA CON APPLE

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Happy end (Michael Haneke, Austria/Francia, 2017)
LA VITA "VERA" REGISTRATA CON APPLE

La disanima ossessiva dell’animo umano nascosto dietro le apparenze che con le tecnologie ha un supporto ulteriore nel creare una distanza, un velo che offusca e divide il vero dal falso, la realtà dalla sua riproduzione. Questi sono i temi che da sempre riempiono il cinema di Haneke e Happy end  ne è ulteriore tassello.

Una famiglia alto-borghese che si mantiene con una ditta di lavori pubblici che dal vecchio padre (Trintignant) è passata alla dura e pratica figlia (Huppert) coadiuvata da un fratello (Kassovitz) indeciso in tutto, particolarmente nei rapporti sentimentali, e da un figlio di lei (Franz Rogowski) debole, inetto e tormentato, tenta di sopravvivere alle pulsioni di morte e alla degenerazione dei rapporti per salvare le apparenze di una vita normale.

Il tutto è osservato dal punto di vista della figlia di Kassovitz (Eve/Fantine Harduin) che vediamo all’inizio riprendere la madre divorziata e in perenne depressione con il proprio cellulare e con poche parole di freddo commento scritte sulle immagini apprendiamo che la ragazzina la genitrice l’ha avvelenata facendole ingerire gli psicofarmaci (“vediamo adesso se continuerà a  fare quella che sa tutto lei”).

Un inizio di una freddezza glaciale (ma il cinema di Haneke è così da sempre) che ci rende “normali” gli avvenimenti successivi, i continui tentativi di suicidio del vecchio Trintignant; il goffo tentativo di matrimonio della Huppert e il suo rapporto falsamente benevolente e piuttosto ipocrita nei confronti dei domestici extracomunitari,; il tentativo di suicidio della ragazzina stessa (“non so perché l’ho fatto”); il rapporto di Kassovitz di tipo sadomasochistico con l’amante (una violoncellista disposta a tutto per lui) e il fatto che lui non sa amare nessuno ne l’ex-moglie, ne l’attuale compagna ma neppure l’amante e, soprattutto, la figlia Eve;  l’inettitudine autodistruttiva del personaggio di Rogowski con atti di imbarazzante e ridicola ribellione.

Niente di tutto ciò però deve apparire. Tutto avviene fuori campo (tentativi di suicidio, rapporti sessuali deviati che vediamo solamente raccontati tramite chat) o con l’intermediazione di supporti tecnologici (pc, smartphone) o con l’interferenza di questi (in più riprese la musica di stereo non permette di sentire i dialoghi, un pestaggio avviene in campo molto lungo). Insomma nulla di “terribile” deve essere mostrato in società dove la famiglia deve sempre mostrare un “happy end” e gli avvenimenti anche i più atroci sono vissuti come una normale scocciatura. Sullo sfondo le vite vere e dimenticate nella loro sofferenza degli immigrati di Calais…

Product placement particolarmente integrato e di supporto al film, l’I-PHONE e il MAC della ragazzina che così grande importanza hanno nel film, così come la WEB CHAT X3 tramite cui si consuntiva il rapporto tra gli amanti. A completamento l’OPEL auto di famiglia e vari negozi ripresi durante la scena in cui Trintignant chiede a degli immigrati di aiutarlo a “suicidarsi”.

STEFANO BARBACINI

Happy End

Regia: Michael Haneke
Produzione: Arte
Data di uscita: 20/11/2017
Brand:
Apple

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