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CINEMA
28 Gennaio 2018 - 18:51

UNA CARLSBERG PER DIMENTICARE?

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L'intrepido (Gianni Amelio, Italia, 2013)
UNA CARLSBERG PER DIMENTICARE?

A Milano, di questi tempi...

L'intrepido è Antonio Albanese (Pane nel film) ed è un eroe dei nostri tempi. Un precario, anzi il precario all'ennesima potenza. Uomo di mezza età, maestro senza possibilità di insegnare, si ricostruisce come uomo dalle mille abilità per potersi prestare a sostituire di volta in volta assenze in ogni campo. In grado di fare l'operaio edile come il cuoco, il commesso come il Pizza express, il sarto come il musicista, lo scaricatore di pesce al mercato come il meccanico d'auto. Metafora dell'uomo moderno costretto ad inventarsi giorno per giorno per non soccombere in un mondo freddo e inumano.

Un mondo in cui soccombono sia la giovane Lucia, anch'essa precaria ma fuggita da una famiglia ricca in ribellione ad una vita che non le piaceva, sia il figlio di Antonio, Ivo, insoddisfatto sassofonista che non riesce per debolezza e incapacità di compromesso a trovare una sua via. Tutto il contrario di Antonio che dell'adeguarsi e della lotta personale contro le avversità fa di necessità virtù. Un intrepido che si scontra con l'ambiente che lo rifiuta grazie alla sua tenacia e alla sua forza di volontà (capace di passare sopra sia ai soprusi che all'abbandono della moglie e di adattarsi a prendere quel che viene).

Amelio ci racconta la dolente ballata di un eroe piccolo piccolo che si adatta ad un mondo moderno fatto di frodi finanziarie, società fasulle fatte solo per far soldi (bella la scena surreale in cui Antonio commesso in un negozio di scarpe scopre che in magazzino vi sono solo scatole vuote) e in cui il lavoro te lo trova solo una specie di mafioso che in una palestra di pugilato (dove una volta si prendeva a pugni la povertà) ha messo in piedi anche un traffico di bambini da vendere ai pedofili... Un Italia, che di questo mondo primeggia nel raccattare tutti i difetti, in cui diventa un'opzione anche l'emigrazione verso... l'Albania!

Purtroppo il regista affronta il nostro tempo utilizzando armi spuntate, si rifà ad un cinema (quello del neorealismo e della commedia all'italiana) che non è più e che probabilmente non è più adeguato ai tempi odierni. Il suo raccontare sottotono è "troppo" sottotono. Nel senso che la dolenza costante di Albanese alla fine diventa un monotono trascinarsi attorno ai problemi enormi che lo circondano. Problemi esistenziali ma anche materiali (c'è gente che non mette insieme il pranzo con la cena senza speranza di un futuro) che meriterebbero altro approccio. Probabilmente lo stesso Amelio (ma in questo non posso che sodalizzare con lui) si trova spiazzato di fronte a questa malata modernità. Tanto da non capirla appieno.

TRENORD inaugura il product placement del film in cui non si trova molto (vi è però un siparietto in tema in cui una specie di racket delle pubblicità obbliga Antonio-attacchino ad attaccare la propria al posto di quella di cui è incaricato), mi pare solo CARLSBERG e computer BENQ.

 

 

STEFANO BARBACINI

L intrepido

Regia: Gianni Amelio
Produzione: Rai Cinema
Data di uscita: 05/09/2013
Brand:
Carlsberg

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