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CINEMA
27 Settembre 2021 - 20:59

DIARIO VISIVO (Herschell Gordon Lewis)

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BLOOD FEAST 2 - Herschell Gordon Lewis, USA,
DIARIO VISIVO (Herschell Gordon Lewis)

Trent’anni dopo l’addio alla regia con Gore Gore Girls Herschell Gordon Lewis riallaccia i rapporti con David F. Friedman e i due decidono di ributtarsi nella mischia perché fan “revanscisti” lo richiedono e perché i due subodorano qualche soldino, la loro filosofia non cambia… Al gore tanto amato dal nostro si aggiungono i nudi di cui invece è cultore Friedman per dar vita ad un exploitation che riprende uno dei film di culto di HGL, Blood feast, facendone un vero e proprio sequel.

Il nipote di Fuad Ramses, Fuad Ramses III, apre una gastronomia in un quartiere dove sono appena avvenuti un paio di strani omicidi (l’inizio tutto rock con due barboni che si uccidono reciprocamente con fuoriuscita di budella e fontane di sangue da una gola tagliata è folle e prodromo di qualcosa che non sarà…). Nel retrobottega del nostro è presente la statua di Ishtar i cui occhi che si illuminano di luce rossa ridanno l’istinto omicida del nonno al Ramses III e questi comincia a macinare (letteralmente) braccia, tagliare gole, estirpare organi, estrarre cervella per farne manicaretti molto apprezzati anche dai detective che lo tampinano perché sospettato della sparizione di alcune ragazze essendo discendente di tale famigerato avo. Foi-gras di fegato di ragazza, stuzzichini di tortilla con dito, canapé di carne (di donna) macinata, creme brulee con aggiunta di sperma sono le delizie proposte dal cuoco che tutti mangiano deliziati…

Mentre Lewis adegua il suo modo di girare alle nuove modalità ed utilizza attori decisamente migliori (senza strapparsi i capelli intendiamoci…) del passato, restano alcune sue peculiarità. La trama è ironica, gli efferati omicidi rigorosamente pieni di sangue e frattaglie contenute dentro a protesi sintetiche di ventri e teste con un gusto molto vintage senza tanti effetti digitali. Inoltre la prima vittima che ci regala il suo corpo ignudo è decisamente in linea con il gusto anni ’60 con carni abbondanti e fuori norma. Per quanto riguarda la colonna sonora, sempre godibile, alterna le sonorità amate dal nostro a rock più duro e a Rythm’n’blues.

Da notare il cameo di un divertito John Waters nei panni di un prete dalle tendenze pedofile…

Peccato che poi il film non sia niente più che un revival di un periodo ormai finito e se lo si accetta come divertissement passatista può anche essere visto, ma nel panorama odierno può giusto essere messo insieme ai tanti progetti poco più che amatoriali che affollano il panorama del genere horror.

Un adesivo della Pepsi forse non basta per farne un product placement ma sicuramente lo è la Abita root beer di cui si trova grande pubblicità all’interno del negozio di Fuad.

Stefano barbacini

©www.dysnews.eu

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