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CINEMA
25 Novembre 2021 - 13:59

DIARIO VISIVO (Janet Agren)

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Ingrid sulla strada (Brunello Rondi, Italia, 1973)
DIARIO VISIVO (Janet Agren)

La bella (qui bellissima, sembra addirittura finta) Janet arriva al terzo film con Brunello Rondi che evidentemente la trova cinematograficamente adatta alle sue esigenze espressive e qui ottiene che il nome dal personaggio da lei interpretato, protagonista assoluta della pellicola, diventi anche parte del titolo del film.

Ingrid è una giovane finlandese che vuol fuggire dal paese natio e dalla violenza subita dal padre (che apprenderemo da un flashback solo verso il finale del film) verso Roma. Sul treno decide di cambiar vita togliendosi le mutandine e giurandosi di non portarle mai più. Poi si procura un po’ di denaro accoppiandosi con due viaggiatori single dello stesso treno e urlerà al mondo, con una certa fierezza, di essere ufficialmente diventata una puttana…

Giunta in Italia diventerà amica di una “collega” più navigata, Claudia (interpretata dalla lunga Francesca Romana Coluzzi) con cui dividerà appartamento e anche qualche appuntamento (ad esempio con il nobile e colto Urbano interpretato da un Enrico Maria Salerno in performance da ricordare, che le coinvolge in un triangolo dal gusto… necrofilo con moglie che si aggiunge interpretando lo spirito di sé stessa morta con notabili come guardoni…). Le cose sembrano andar bene fino a quando non entra in scena il protettore di Claudia, Renato (Franco Citti con il volto giusto ma doppiato in maniera imbarazzante da un Oreste Lionello ai suoi minimi storici…) che si rivela delinquente violento e liberticida. Ingrid si ribella alla situazione perché vuol restare libera e andrà incontro ad una terribile punizione da parte della gang di Renato con stupro di gruppo.

Il film ha tre fasi, un incipit da film d’autore nordico in cui la nostra fa gran figura prima delle avventure in treno, una parte centrale da commedia all’italiana in cui è la Coluzzi ad imperversare, sboccata romanesca che surclassa la malinconica Janet che resta in disparte fino alla parte finale del dramma, terza parte del film in cui la violenza esplode e qui Rondi sceglie belle ambientazioni in grotte romane ma le sue intenzioni “pasoliniane” vengono castrate da eccesso di sovraeccitazione e da attori mal diretti. Qui Janet recita con il suo bellissimo corpo e la sua figura che diventa vittima delle angherie e del tragico finale e lei è l’unica cosa che si salva, naufraga invece la Colizzi non in grado di prendere sulle spalle le parti tragiche (appena prima del finale vi è anche un truculento taglio di lingua ad un traditore da pura exploitation).

Ci troviamo d’accordo con chi disse (Giorgio Carbone su “La Notte” 11 maggio 1974) “se Rondi avesse un talento proporzionato alle sue pretese a quest’ora avrebbe dato la polvere a Fellini e Ford”.

I giudizi d’epoca sulla prestazione da protagonista di Janet Agren sono pessimi da parte dello stesso Carbone “se c’è una cosa che manca è proprio Ingrid, che la bambolotta Janet Agreen (scritto proprio così…ndr) ha ridotto a un puro riferimento figurativo, sempre in oca davanti al frizzante e a volte immondo fescennino romanesco.”, sufficienti da parte di Guglielmo Biraghi (“Il Messaggero” 11 maggio 1974): “la regia ha il conforto di due interpretazioni in giusto contrappunto, all’ombrosa sensibilità di Janet Agren corrispondendo la vivacità aggressiva di Francesca Romana Coluzzi” e buoni da parte di Maurizio Porro (“Il Giorno” 12 maggio 1974)”(Rondi) sembra cercare un facile consenso con scene truculente in cui comunque la bionda beltà di Janet Agren ha modo di troneggiare”. (Tutti questi stralci di articoli sono tratti dal libro “Il lungo respiro di Brunello Rondi” a cura di Stefania Parigi e Alberto Pezzotta, Edizioni Sabinae).

J&B è il product placement del film, ancora una volta vicino al cinema di genere italiano.

 

Stefano barbacini

©www.dysnews.eu

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