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CINEMA
24 Ottobre 2018 - 00:04

DIARIO VISIVO (Mocky)

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Il testimone (Jean-Pierre Mocky, Francia, 1978)
DIARIO VISIVO (Mocky)

Il testimone non è sicuramente il film migliore di Mocky ma del caustico autore contiene una perfidia di fondo che và al di là della critica alla borghesia decisa a difendere la propria onorabilità anche a scapito di innocenti incolpati di delitti commessi invece da uno dei loro membri.

Philippe Noiret (perfetto nel ruolo dell’arricchito che non riesce a controllare i propri istinti e troppo vigliacco per confessare le proprie colpe) è un notabile della citta di Reims, diventato potente perché ha spostato una ricca nobile, che va a recuperare in Italia un amico e bravo restauratore interpretato da Alberto Sordi (non proprio in parte invece) per restaurare un affresco contenuto nella cattedrale di Reims. Per fare ciò Sordi ingaggia una bambina a fargli da modella per ritoccare alcune parti del ritratto. La bambina diventerà oggetto del desiderio di Noiret fino al fattaccio quando viene ritrovata morta dopo esser stata violentata e strangolata.

Thriller chabroliano per un verso (senza la capacità di splendido understatement del grande cantore dei viziacci e omicidi della provincia francese) ma assolutamente pregno della cattiveria di Mocky.

Nessun personaggio si salva, non solo Noiret (sposo per interesse, puttaniere indefesso e pedofilo assassino), ma anche il commissario (gay) che si fa ingannare con troppa facilità, la moglie di Noiret che farà di tutto per nascondere le colpe del marito per non disonorare la sua casata, la società (al momento della realizzazione del film vigeva ancora la ghigliottina in Francia) pronta ad uccidere un innocente per “giustizia” e la donna di servizio di Noiret che si concede a Sordi risultando però drogata all’ultimo stadio ma neppure le vittime, la ragazzina (e così una sua amica coetanea) è sfrontata e pronta a farsi corteggiare per civetteria e interesse (e entrambe a mostrare il seno ancora non del tutto sviluppato impudicamente in un paio di scene che mai oggi nessuno avrebbe il coraggio di girare) e l’ingenuo personaggio interpretato da Sordi si arrabbia solo perché Noiret gli nasconde il delitto ma quando questi lo confessa (a lui) è pronto a scagionarlo perché “è stata una debolezza che poteva capitare a chiunque”.

Corrosivo e venefico, il film di Mocky è però insoluto e non del tutto convincente anche se oggi primeggerebbe tra i thriller annacquati che ci vengono proposti in gran quantità.

Roll’s Royce per Noiret e, naturalmente, FIAT per Sordi, le uniche brand in un film scarno di product placement.

STEFANO BARBACINI

©www.dysnews.eu

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