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CINEMA
25 Gennaio 2021 - 00:21

CAMMINA, CAMMINA PADRE...

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Father (Srdan Golubovic, Serbia, 2020)
CAMMINA, CAMMINA PADRE...

“La povertà è uno di quei pericoli da cui i bambini devono essere salvaguardati…” questo dice il direttore del centro deputato a decidere se togliere o meno i figli ai genitori naturali e affidarli ad altre famiglie. Quindi, basta essere poveri per perderne la potestà. Una società che non pensa a risolvere il problema della povertà in quanto tale ma reputa questa “un pericolo” da cui difendersi non può certo dirsi civile. Se poi dietro a tutto c’è la possibilità di uno sfruttamento economico la cosa si aggrava ulteriormente. Queste sono cose che tutti al mondo conoscono e non è certo un problema solo della Serbia. Il “traffico” degli affidamenti e delle adozioni è imbarazzante per la società tutta e nessuno sembra interessato a mettervi un controllo serio.

Allora cosa può fare un uomo che ha perso il lavoro e neppure è riuscito ad avere la dovuta liquidazione, la cui moglie esasperata ha cercato di darsi pubblicamente fuoco, quando i figli gli vengono tolti con i pretesti di cui sopra? Il regista Srdan Golubovic, ormai di casa al Trieste Film Festival dove praticamente tutti i sui film in passato sono stati presentati, racconta la resilienza di questo uomo traendola da un fatto realmente avvenuto. Nikola, il Padre in questione, decide di partire a piedi dal paese in cui vive per recarsi a Belgrado, che dista 300 km, a piedi per portare al Ministero il ricorso contro l’atto di affidamento che gli ha tolto i figli. Il film diventa così un road movie a tutti gli effetti tra emigranti in cerca di espatrio, ricoveri improvvisati, tentativi di furti subiti, piedi sanguinanti e qualche dimostrazione di solidarietà… Senza propositi estremi, solo con la forza dell’ostinazione e della disperazione, imporrà il proprio sacrificio e la propria persona deciso a non farsi trasportare dalla rabbia o dalla violenza, neppure quando tornato a casa la troverà svuotata dai vicini di casa “pensavamo non tornassi più”. E lui con calma ma imperitura decisione andrà di casa in casa a riprendersi le sue cose…

Un film dall’argomentazione importante e dalla realizzazione corretta.

Quando, a parte l’apparizione di una giornalista della cable tv HTC e una citazione di Twitter, pensavamo ad un film privo di product placement, nel finale l’apparizione del manifesto pubblicitario di un ditta Marker (pare di viti e bulloni) è sospetto in questo senso…

Stefano barbacini

www.dysnews.eu

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