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CINEMA
24 Luglio 2022 - 22:52

DIARIO VISIVO

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Non commettere atti impuri (Giulio Petroni, Italia, 1971)
DIARIO VISIVO

“Ma cosa dirà papà!” chiede Barbara Bouchet quando nel finale si lascia denudare e fa sesso con il “figlioccio” Pino (Dado Crostarosa). Cosa diranno i “papà” per questa ribellione sessantottina, per questo sesso libero e senza complessi (vero moto rivoluzionario e libertà, altro che le bombe contro i ministri...).

 Giulio Petroni, più a suo agio col western ma autore anche di varie commedie sexy ed erotici (tra cui il “mitico” Labbra di lurido blu), si immerge nel magma rovente del tempo coadiuvato da Marco Zavattini figlio del grande Cesare, il periodo postsessantottino e l’inizio di quello preoccupante del terrorismo rosso, con una commedia sexy ma dal significato politico e sociale non del tutto banale.

Siamo ad Assisi, paese dei frati Francescani e del clericalismo, qui abita l’ormai attempato ma irriducibile Damiano Liguori (Luciano Salce poco più che se stesso...), comunista antisistema ma anche irredimibile adepto alla bellezza femminile (possibilmente giovane...) che ha un figlio, Pino, il protagonista del film e una compagna più giovane di lui (Barbara Bouchet, appunto).

Pino, giovane artista cresciuto con convinzioni anticlericali e non credente, si innamora della vicina di casa Maria Teresa (Simonetta Stefanelli tutta casa, chiesa e... vizio) timorata di Dio e brava figlia, ma che ha problemi con il latino. Pino si propone per aiutarla e tra una lezione e l’altra riesce a farsi piacere da Maria Teresa e, nonostante le presenze ingombranti di madre (Marisa Merlini) e nonna (l’elemento comico del film), a baciarla e toccarla, ben corrisposto.

Purtroppo per lui le differenze con lei (nonostante il tentativo di “conversione” sotto le indicazioni di uno spassoso frate interpretato da Gigi Ballista) sono troppe e verrà ripudiato perchè la giovane preferisce allo spiantato miscredente... lo zio agé, potente e autoritario (Claudio Gora).

La commedia ha per principale fine lo svelamento dell’ipocrisia sia del sentimentalismo (l’amore puro), come dell’istituzione matrimoniale, delle brave famiglie cattoliche che camminano per casa con le pattine per non sporcare (zii perversi, nipoti viziose, madri vedove che si lasciano toccare di nascosto, frati omosessuali) e pure dei “rivoluzionari” (vecchi patetici che non si rassegnano ad invecchiare assieme a barbuti fanatici che porteranno il movimento alla deriva che sappiamo...).

Insomma il messaggio finale è che la vera rivoluzione è il sesso fatto bene e senza inibizioni (anche se non tutti hanno la fortuna di avere una Barbara Bouchet nei suoi momenti “difficili” a disposizione...) altro che politica e dogmi religiosi...

In Malizie Perverse di Bruschini e Tentori il film viene citato come “tra i primi esempi della commedia sexy (...) un erotismo che risente dei film morbosi ‘alla Samperi’ di quel periodo, si unisce a una certa aria di contestazione politica, non priva di graffiante satira”.

Il  Mereghetti, mai tenero con il cinema di genere italiano anni ’70, lo liquida con un “pretese di satira d’attualità convivono con qualche timida escursione sexy” e nelle 3 righe 3 in cui riassume la trama fa capire che non sia stato certo guardato con attenzione...

“Carino, con qualche idea anche forte sulla nostra società cattolica. Probabilmente Petroni  pensava di costruire chissà quale satira sociale” scrive invece il Giusti sul suo Stracult.

Se i cattolici perbene leggono Famiglia Cristiana, i “rossi” tra Potere operaio infilano anche Playmen ma probabilmente queste riviste servono principalmente per creare le caratteristiche dei due poli senza altri fini, il vero product placement del film si deve trovare nella Vespa guidata da Pino ma, soprattutto, nel Fernet Branca menta bevuto dallo zio e di cui una bottiglia con etichetta in vista la Merlini espone chiaramente davanti alla macchina da presa.

Stefano barbacini

Non commettere atti impuri

Regia: Giulio Petroni
Data di uscita: 01/01/1972
Brand:
Fernet Branca

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