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CINEMA
24 Febbraio 2018 - 02:12

IL MOSTRO, LA DOLCE MUTINA E LA CADILLAC TURCHESE

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La forma dell'acqua (Guillermo Del Toro, USA, 2017)
IL MOSTRO, LA DOLCE MUTINA E LA CADILLAC TURCHESE

CINEFILIA. Da sempre Del Toro. La bruttina stagionata (muta da quando, in un passato non raccontato, gli hanno mutilato la laringe) incontra la bestia (direttamente da “Il mostro della laguna nera” un essere acquatico antropomorfo con squame e artigli catturato e studiato nei laboratori di Baltimora) arrivata dall’Amazzonia. Elisa Esposito vive assieme all’amico disegnatore pubblicitario Giles direttamente sopra un cinema dove vengono proiettati film di pochi anni precedenti quali Mardi gras (Edmond Goulding) e La storia di Ruth (Henry Kostner), aggancio al genere biblico da cui è tratta pure la storia-metafora di Sansone che ha una certa importanza nel film. Elisa e Giles sono fuori dal loro tempo e si trovano davanti alla tv ad ammirare musical in black & white e ad invidiare le mosse di Betty Grable, Carmen Miranda, Ginger Rogers, Fred Astaire... Il cinema nel suo afflato popolare aleggia su tutto il film di Del Toro.

FAVOLA. Elisa è un’emarginata con un lavoro povero e faticoso (fa la donna delle pulizie nei locali enormi dell’ Occam Aerospace Research Center dove è imprigionato il “mostro”) ed ha una vita scandita da azioni sempre uguali e ripetitive, la sveglia, la preparazione del pranzo da portarsi al lavoro (uova sode e tramezzini), il bagno in vasca con regolare masturbazione, la scelta delle scarpe che possiede in gran numero, il lavoro dove arriva sempre al limite del ritardo. La musica e il ballo nei sogni di una vita “impossibile”. L’incontro con il “mostro” nella vasca in cui è incatenato, la pietà per le botte subite da lui (che evidentemente la rendono partecipe per il ricordo dei dolori da lei subiti), la comunicazione tramite uova sode e linguaggio dei segni, l’avvicinamento tra due diversità che trovano l’amore e addirittura il sesso “impossibile” ma realizzato con soddisfazione nella stanza da bagno trasformata in enorme vasca.

PERIODO STORICO. Siamo agli inizi degli anni ’60, in televisione passano immagini di rivolte di neri stanchi del razzismo nazionale, la guerra fredda è al suo culmine e il corpo interessante dell’essere anfibio metà pesce e metà uomo viene disputato da militari americani e spie russe. Per le strade girano grosse Buick e Cadillac, il cinema è ancora il sogno collettivo e le Major le fabbriche dei sogni a poco prezzo.

CRITICA SOCIALE. Cliffhanger con i nostri anni. Quell’animale così “diverso” e selvaggio diventa metafora dei neri schiacciati nell’America di quei giorni ma pure di quei latini-americani “profughi da quei cessi di paesi” bistrattati dall’era Trumpiana (ma il problema come ben sappiamo è… mondiale). “Diverso” è il mostro ma diversi sono pure Elisa e Giles, lei povera e muta, lui omosessuale e pubblicitario ormai sorpassato dai tempi (il disegno viene soppiantato in questo campo dalla fotografia e poi dagli spot), tutti sono alla mercé del “fascismo” delle istituzioni perfettamente rappresentate dall’aguzzino e misogino colonnello Strickland e dal dittatoriale Generale Hoyt. Il fascismo strisciante che maschera sotto il bisogno della “sicurezza nazionale” il sopruso dei deboli e dei diversi; non è difficile trasportare l’assunto ambientato negli anni sessanta alla situazione odierna. La rivolta nel nome dell’amore è il finale della fiaba della piccola donna delle pulizie e dell’essere dai poteri rigeneranti, un dio irreggimentabile dai potenti della terra.

RESA VISIVA. Del Toro ripropone il suo stile che mischia realismo, cinefilia, orrore e fantasy. Il colore dell’acqua salmastra, quel verdastro alga (“ma no è turchese” come la brand new Cadillac di Strickland), ammanta tutto il film così come l’elemento acquatico che trova lo zenit nella sequenza dell’atto sessuale tra i due protagonisti e in quella finale in cui pioggia e oceano (in realtà il film è tutto girato a Toronto e non a Baltimora dove è ambientato) ridanno vita a Elisa e all’uomo anfibio. Visivamente il film è potente e gli interpreti sono tutti azzeccati (Sally Hawkins meravigliosa e disinibita nell’interpretare la mesta figura di Elisa dalle voglie sessuali represse, Richard Jenkins perfetto nell’esprimere la dolente tristezza del gay fallito e infelice, Octavia Spencer brillante nel ruolo della compagna di lavoro nera, figura femminile ribelle nei confronti sia del mondo wasp sfruttatore sia del maschio-marito nero pigro e indolente che si approfitta di lei in quanto donna, Michael Shannon sempre in parte quanto deve fare il “figlio di puttana” al servizio del sistema). Nonostante ciò il film è pure paraculo e troppo “livellato” (anche se verso l’alto), senza quello scarto di follia e durezza di cui avrebbe bisogno per ambire alla grande opera. Ha vinto però a Venezia e ha buone possibilità nella corsa all’Oscar e probabilmente se avesse imboccato la via di una maggiore originalità questi riconoscimenti non li avrebbe ottenuti.

PRODUCT PLACEMENT. Film ambientato nel passato e quindi rischio di product placement solo vintage. Invece la produzione riesce ad inserire MARLBORO, FORD, JELL-O della Kraft, CADILLAC. Non male.

STEFANO BARBACINI

The Shape of Water

Regia: Guillermo del Toro
Data di uscita: 01/09/2017
Location: Los Angeles
Brand:
Cadillac

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