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CINEMA
23 Gennaio 2021 - 08:36

IL VEUVE CLICQUOT E LA SPERANZA DI FUGA DALL'URSS

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Frantsus (Andrei Smirnov, URSS, 2020)
IL VEUVE CLICQUOT E LA SPERANZA DI FUGA DALL'URSS

Andrei Smirnov è un figlio della guerra, nato nel 1941 e negli anni dell’adolescenza si trovava nel mezzo degli anni ‘50 ad avere aspirazioni artistiche con rinnovate speranze dopo il XX congresso in cui Cruscev iniziò il processo di destalinizzazione. Purtroppo tali speranze si rivelarono infondate dato che l’Unione Sovietica di poco si scostò dai metodi dell’uomo coi baffoni. Il controllo sulle vite degli studenti e della popolazione in generale da parte del KGB era insopportabile, ancora troppa gente veniva internata in campi di lavoro per reati di opinione e la libertà degli intellettuali era sempre limitata. Lo stesso Smirnov, promettente regista e affermato attore, negli anni settanta decise di smettere con la regia perchè capì che diventava pericoloso tentare di fare un percorso personale e si diede principalmente al teatro e alla recitazione.

Tutto questo viene raccontato imbastendo una trama che ha come perno Pierre, un parigino di madre russa che nel 1957 (subito dopo il XX congresso, quindi) torna nella di lei terra per recuperare il passato tra i traumi dei vecchi che hanno conosciuto il carcere (perchè si opponevano a Stalin o semplicemente perchè erano aristocratici) o sono stati provati dalla guerra e i giovani costretti a guardarsi continuamente le spalle (nelle stanze degli studenti vi sono altoparlanti che continuano a fare propaganda e che sono veri e propri oggetti di controllo come nel 1984 Orwelliano...) e a sognare la fuga verso l’occidente. L’utilizzo dell’espediente del “Frantzus”, che dà il titolo al film presentato al Trieste Film Festival 2021, permette a Smirnov di mettere in contrasto quello che era la percezione del comunismo nel mondo occidentale (cioè la speranza di una rivolta contro la borghesia opprimente e omologante verso una giustizia globale, tanto che lo stesso protagonista è iscritto al partito comunista francese) e la realtà del “realismo socialista” ovvero una società immobilizzata e senza libertà, opprimente e fustigatrice. Nelle dolenti parole delle persone che incontra vi è la nostalgia di un passato e dell’anima russa di Pushkin (“questa non è più la Russia, è l’Unione Sovietica, Dio ci perdoni”), le paure del presente (“tieni la bocca chiusa e non fidarti di nessuno”) e la delusione per le speranze che il pensiero di Marx e Engels aveva dato ai “servi della gleba” oppressi dall’aristocrazia Russa (“Stalin non è mai stato marxista...”).

Smirnov torna quindi dietro la macchina da presa negli anni 2000 e con questa sua seconda opera di fiction da quando è tornato alla regia torna alla sua adolescenza ma anche formalmente al cinema del passato utilizzando il bianco e nero mischiando reminescenze nouvelle vague con il formalismo del cinema muto russo ottenendo una miscela nostalgica, poetica e realistica allo stesso tempo.

Il Veuve Clicquot  utilizzato per festeggiare e il Chanel numero 5 per conquistare una donna sono i soli prodotti che possiamo citare come possibile product placement per il resto Citroen e Gallimard sono citati come luoghi di lavoro.

Stefano barbacini

©www.dysnews.eu

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