Facebook Twitter Canale Youtube RSS
CINEMA
22 Ottobre 2018 - 21:46

DIARIO VISIVO (Herschell Gordon Lewis)

 Print Mail
The adventures of Lucky Pierre (Herschell Gordon Lewis, USA, 1961)
DIARIO VISIVO (Herschell Gordon Lewis)

Anticipato da The immoral Mr. Teas di Russ Meyer, The adventures of Lucky Pierre non è il primo nudie cutie ufficiale del cinema e per questo David F. Friedman, che ha fiutato l’affare del filone voyeuristico per definizione, decide, chiedendo la collaborazione di Herschell Gordon Lewis, di girarlo a colori per poterlo differenziare dal primo. Donne nude a colori, anche se voi avete pagato per il bianco e nero, viene esplicitamente detto (tramite cartelli) durante la pellicola.

Prendendo spunto dai filmini girati nei burlesque, tra comicità e nudità, Lewis mette insieme cinque scenette in cui il protagonista è sempre Billy Falbo (comico a basso prezzo e basso tasso di comicità…) di volta in volta pittore, fotografo, spettatore di drive-in, birdwatcher e… idraulico. In tutti i casi naturalmente l’oggetto della visione sono sempre modelle nude e nel caso dell’episodio dell’idraulico (l’unico non direttamente correlato al “guardare”) come nelle peggiori barzellette porno si ritrova ad aggiustar tubi mentre la padrona di casa si fa un bagno completamente nuda.

Se l’umorismo non è un granché e le modelle sono di varia “qualità” (dalla piccola e bruttina alla stangona bionda passando per la rotondetta rinascimentale) Lewis ci mette del suo con curiosità cinefila.

Il film è girato (in soli tre giorni) come uno slapstick dei tempi del muto (non vi sono dialoghi in tutto il film) e un paio di episodi sorprendono per non banale metacinematograficità. Nell’episodio del “fotografo apprendista” Falbo scatta fotografie a tre modelle che però ad ogni scatto spariscono ricordando la rosselliniana “macchina ammazzacattivi” in versione… moralistica…; in quello invece più lungo e articolato ambientato in un drive-in ci riporta ai tempi gloriosi dei film di serie Z (in cui si ipotizzano titoli parodici in versione pecoreccia come “I was a teenage nudist”, “Ten nights in a nudist camp” e “Picnic at the playground”) mostrati in questo particolare luogo tutto americano che già fa metacinema, ma poi ci sono ad esempio un pallone che esce dallo schermo per finire direttamente nell’auto del protagonista, il già citato gioco bianco e nero/colore, l’interazione spettatore-schermo.

Alla fine meno noioso di molti film del genere e con l’acquolina in bocca che ci resta per quella splendida bigliettaia bionda che completamente nuda consegna scatole di pop corn al nostro (rigorosamente no-logo come tutto il film privo di product placement).

STEFANO BARBACINI

©www.dysnews.eu

Share |