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CINEMA
21 Agosto 2020 - 15:25

DIARIO VISIVO (CINEMA FRANCESE ANNI VENTI)

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La caduta della casa Usher (Jean Epstein, Fra, 1928)
DIARIO VISIVO (CINEMA FRANCESE ANNI VENTI)

Con La chute de la maison Usher  riadattando il celebre racconto di Poe, Jean Epstein segna la via per tutto il genere del cinema gotico del futuro. Partendo dalle suggestioni del cinema impressionista (il Faust di Murnau è di due anni prima, il Nosferatu del 1922) il regista licenzia un opera visionaria e artefatta, in bilico tra genere e autorialità in cui mette tutta la sua voglia di mostrare le sue teorie sul cinema (studi sulla luce, gli elementi naturali, le immagini riflesse, il ralenti, le sovraimpressioni, il montaggio alla “russa”).

L’inizio con l’arrivo di un viandante ad una locanda di un paesino ammantato di nebbia e acqua con gli avventori che lo guardano dubbiosi e inquieti alla parola Usher, destinazione del nostro, sarà ripetuto con varianti innumerevoli in decine di film gotici a venire. Archetipo diventerà anche il castello “casa di Usher” a cui arriva accompagnato da un ubriaco pieno di timori si presenta come pregno di morte. Lo diventerà anche l’ossessione che troviamo nel proprietario Roderick e nella moglie Madeleine malata che si sa presto morirà. E allora Roderick dipinge un ritratto che sembra sostituire la vita della vera Madeleine (le scene con il quadro “vivente” sembrano essere ispirazione al cinema di Cocteau). In stanze poco arredate con immensi spazi vuoti si scatena la furia degli elementi, metafora di animi inquieti e senza pace. Drappeggi che volano, libri che cadono, una natura che sembra prendere il sopravvento sulla fragile umanità della coppia. Immagini di orride rane copulanti, vegetazione che invade, alberi spettrali, nebbia che combina figure mostruose.

L’orrore è esplicitato fisicamente in queste immagini mentre Madeleine muore e Roderick sfiora la pazzia. Fino al finale, anche questo futuro topos del cinema gotico, in cui tutto va a fuoco e la rediviva Madeleine si ripresenta vera e fantasmatica allo stesso tempo.

Laura Vichi nella dettagliata analisi che ne fa sul suo “Castoro” dedicato a Jean Epstein scrive: “L’”impalpabilità”, l’indeterminatezza e la visionarietà che caratterizzano La chute de la maison Usher ne fanno un probabilissimo riferimento per molti film d’avanguardia (…) ma il respiro del film, esportato subito negli Stati Uniti, sembra giungere molto più lontano, influenzando, direttamente o via Bunuel e Cocteau, anche il cinema sperimentale d’oltreoceano.”

Il film pur così importante per il cinema (assieme a Coeur fidele summa della sperimentazione di Epstein) non darà i frutti sperati mettendo fine all’esperienza di produttore indipendente di Epstein a cui viene richiesto di essere più “popolare”.

Film senza product placement.

Stefano barbacini

La chute de la maison Usher

Regia: Jean Epstein
Data di uscita: 01/01/1928

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