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CINEMA
21 Giugno 2021 - 00:48

Nanook l'eschimese...100 anni dopo

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Aga (2018, Milko Lazarov, Bulgaria, 2018)
Nanook l'eschimese...100 anni dopo

Estremo nord, deserti di neve e ghiaccio, tempeste di vento ghiacciato, formazioni rocciose imponenti. Una vecchia coppia di eschimesi vive in una tenda isolata dal mondo. Cacciano e pescano. Vivono lontani dalla cosiddetta civilizzazione. Continuano imperterriti nella loro vita estrema nonostante il progresso li metta di fronte alla fine del loro mondo. Alla fine della loro vita. Una foto squalcita di un passato felice con la figlia Aga. Risucchiata anch'essa dal progresso, se ne è andata. Restano loro, i ricordi di racconti sotto quella tenda che le paurose tormente invernali non sono mai riuscite a spazzare via. La tenda resiste come i due vecchi, ma fino a quando? Una motoslitta che lascia tracce di petrolio. Un elicottero. Il mondo è cambiato da quando, ormai cent'anni fa, Flaherty (richiamato evidentemente dal regista Lazarov che chiama il suo protagonista Nanook) andò ad esplorare con la sua docufiction la vita eschimese. Anche il cinema è cambiato. Ha perso la sua ingenuità, la sua voglia di "documentare", di riprendere i piccoli gesti quotidiani. E' cambiato da quando riprendere enormi distese bianche bastava a sorprendere. Senza effetti digitali, senza montaggi frenetici.

E poi ci sono i buchi. I buchi dell'ozono che causano il riscaldamento e la sparizione di buona parte della fauna artica. Mancano le renne, manca il cibo. Il buco nel corpo della donna un buco nero che si espande e la consuma. Il buco che è destinato a inglobarla come nel sogno. Il buco nero dove si trovano tutte le stelle è infatti il suo sogno ricorrente, precognizione della fine dell'umanità nell'infinito nulla. Il buco della grande miniera di diamanti, il progresso umano che distrugge la natura per la ricchezza. Ferite nella terra ben diverse dai piccoli buchi che i Nanook di tutti i tempi facevano nel ghiaccio per raggiungere l'acqua e il pesce. Piccole ferite subito rimarginate dalla natura.

Aga fa parte di quelle opere "etnografiche" che spesso abbiamo incontrato nelle varie edizioni dell' Estasia film festival di Reggio Emilia, un festival che va alla ricerca di opere poetiche e d'autore molto più che non altri festival ben più acclamati che si occupano di film dall'Estremo Oriente. La ricerca del comitato il cui portavoce è Graziano Montanini fa da 5 anni (6 se contiamo quello "bianco" pandemico dello scorso anno) è peculiare e attenta, meritevole di risalto maggiore. Difficilmente in questo festival troviamo opere banali o inutili. Come non la è Aga.

Nessun product placement in Aga.

Stefano barbacini

©www.dysnews.eu

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