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CINEMA
20 Giugno 2021 - 10:12

LA CORSA DEL BUFALO SACRO

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Jallikattu (Lijo Jose Pellissery, India, 2019)
LA CORSA DEL BUFALO SACRO

Tutti di corsa per riprendersi il bufalo! In Jallikattu proiettato al cinema Olimpia di Reggio Emilia dove si sta svolgendo la quinta edizione dell' Estasia Film Festival, la trama è tutta qui.

Accade che un bufalo destinato alla macellazione rituale scappi e che per tutto il villaggio l'unica priorità sia quella di recuperarlo, ma il nostro non ne ha nessuna intenzione di farsi riprendere!

Il film di Lijo Jose Pellissery, regista del Kerala, con un po' più di coraggio sarebbe potuto diventare un must del cinema surreale sperimentale ma, ci torneremo, purtroppo non è stato così.

L'inizio è estremamente interessante dato che lo stile utilizzato dal regista è quello di un montaggio iperframmentato scandito dal ritmo della musica. Una scelta, questa sì, al limite dell'avanguardistico, che però si arresta dopo pochi minuti quando il bufalo scappa.

Anche il finale metaforico-apocalittico (assolutamente da vedere per la capacità visionaria della rappresentazione di una piramide umana fatta di corpi, fango e sangue) che guarda al surrealismo e si potrebbe definire un incrocio tra Jodorowski e Goya è assolutamente interessante, con la morale finale lasciata a dei bei titoli di coda in animazione (gli uomini sono restati quei primitivi sopraffatti dagli istinti bestiali che erano ai tempi delle caverne. Nessuna evoluzione e i veri animali restano a guardare la loro stupidità perplessi...).

Se Pellissery avesse optato per un cortometraggio formato da queste due parti avrebbe, probabilmente, messo insieme un capolavoro degno dei corti di Manoel De Oliveira (il suo La caccia del 1963 è il primo esempio che mi viene in mente) o della grande stagione avanguardistica.

Purtroppo vi è anche tutta la parte centrale che, letteralmente, non è altro che la corsa di uomini in sandali dietro il povero bufalo. Qualche accenno appena abbozzato a rapporti tra gli abitanti del villaggio (qualche amore sotterraneo, liti dovute a non precisati o comunque poco interessanti eventi passati, invidie di classe...) e poco altro. Questa parte ha la consistenza, ma non procura lo stesso divertimento, delle comiche della Keystone.

Altra strada sarebbe stata quella di far diventare l'intero film un'opera totalmente sperimentale, la corsa che diventa con solo immagini, musica e incedere accumulatorio, senza altri orpelli di trama, grande metafora della rozzezza violenta dell'umanità.

Purtroppo la classica occasione mancata, un film altrimenti memorabile che memorabile non sarà.

Nessun product placement presente se si eccettua una pesa Marc vista di sfuggita ad inizio film.

Stefano barbacini

©www.dysnews.eu

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