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CINEMA
20 Febbraio 2021 - 15:00

DIARIO VISIVO

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Attenberg (Athina Rachel Tsangari, Grecia, 2010)
DIARIO VISIVO

“Sono quegli animali che ami nei documentari di Sir Attenberg” “ Sir David Attenborough non Attenberg...”

Da questa storpiatura dovuta all’amica della protagonista prende il titolo il film della regista greca Athina Rachel Tsangari, con cui si illustrano le difficoltà sentimentali, sessuali e sociali della giovane Marina (interpretata dalla franco-greca Ariane Labed la quale dà vita e carne ad un ruolo che richiede grande coinvolgimento fisico, basti pensare che passa vari minuti con la lingua in bocca di un partner, sia femminile che maschile...). Un “documentario” distorto, quindi non Attenborough ma Attenberg, sull’animale uomo (inteso come uomo e donna...).

Marina è molto legata sia all’amica Bella con cui ha un rapporto di sorellanza ma anche di contrasto. Tanto Marina è asessuata e complessata rispetto ai rapporti interpersonali, quanto Bella è disinibita e sessualmente molto attiva (tanto da sognare alberi di... cazzi...). Marina è anche molto legata al padre, per cui si avvicina il giorno della fine essendo malato, e ha con lui un rapporto tra l’edipico e il simbiotico.

Marina vorrebbe eliminare tutte le sovrastrutture comportamentali e psicologiche a cui la società ci costringe e riacquistare l’istinto animale perchè è molto più semplice e dà molte meno turbe mentali. Esemplare in questo senso il suo primo rapporto sessuale in cui non riesce a lasciarsi andare, sembra di assistere ad una seduta psicanalitica più che ad un vero incontro tra due che vogliono fare all’amore.

Il tutto immerso in “una società (greca) che ha saltato totalmente l’era industriale passando dai pastori ai bulldozer, poi alle miniere ed infine alla piccola borghesia isterica che va incontro alla catastrofe finale con la sua arroganza borghese”.

Il film è decisamente interessante anche per lo stile narrativo e la personalità registica della Tsangari che sarebbe troppo facile paragonare al connazionale Lanthimos ma lo stile del più famoso collega è solo una parte di quello impiegato in tutto il film. L’Arriflex si adatta emotivamente ai personaggi alternando campi fissi e carrellate frontali, macchina a mano e stacchi più convenzionali. Divertenti gli “entr’acte” con le due ragazze che avanzano appaiate facendo strane camminate accenni di balletti, tra Godard e i Monty Python

Soundtrack curioso tra Suicide e François Hardy e product placement quasi nullo tranne la citazione e l’utilizzo della Volvo

Stefano barbacini

©www.dysnews.eu

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