SHAME – Steve McQueen (2011)
L’affascinante uomo di successo newyorchese Brandon (Fassbender in gara per il titolo di “prezzemolo” del biennio con unico avversario l’altro emergente di questi anni, Gosling), ricco e arrivato ha un problema non da poco: è un compulsivo sessuale.
E’ malato di sesso e, quando non riesce a farsi una qualche donna disponibile contro un muro per le strade di New York, paga continuamente prostitute da appartamento oppure se lo mena solitario davanti al computer o nei bagni dell’ufficio (arriva pure ad una deriva di perversione, da vero e proprio dipendente all’ultimo stadio, a far sesso anche con uomini barbuti).
Insomma ha un’irrefrenabile bisogno di eiaculazione ripetuta. In tutto ciò non riesce a far entrare i sentimenti. Quando sembra provare qualcosa per una collega, la frequenta ma al momento del rapporto ha un blocco non riuscendo ad avere un’erezione.
Brandon ha anche un altro problema, la sorella. Cantante dotata ma fallita e insoddisfatta sia economicamente che sentimentalmente, con serie tendenze suicide. Brandon non sa proprio come rapportarsi con lei, spada di Damocle sulla sua esistenza in cerca di un centro stabilizzante. Anzi un’attrazione incestuosa verso di lei sembra essere la causa (quanto sarebbe felice un freudiano di avere sul lettino il nostro…) delle sue…incontinenze erotiche.
Shame si rivela una torbida analisi di un uomo moderno, specchio di una società, ormai incapace di rapportarsi in modo soddisfacente con il prossimo, rinchiuso in un solipsismo (amplificato sorprendentemente da internet, telefonini e nuovi sistemi di comunicazione) patologico e incapace di risolvere i propri dilemmi se non con la menzogna e nascondendosi dentro a se stesso. Brandon è in qualche modo gemello non violento del Patrick Bateman di American Psycho e Shame veleggia nelle stesse acque agitate solcate da Bret Easton Ellis.
Girato dal britannico Steve McQueen, già apprezzato videoartista, in una New York fredda e spersonalizzata nella sua modernità, con un ritmo lento fatto di lunghe inquadrature fisse e cura particolare alla colonna sonora ottenendo un effetto anfetaminico come se l’intero film fosse null’altro che la proiezione della mente confusa e post-orgasmica del protagonista.
Il film è sessualmente piuttosto esplicito con nudità integrali sia femminili che maschili a cui non si sottraggono ne’ Fassbender (prestazione incisiva la sua con una certa dose di ironia quando si fanno battute sulla sua fronte “spaziosa”), ne’ Carey Mulligan (nel ruolo della sorella) che già ci aveva conquistato con i suoi dolci e tristi occhi in Drive e che qui non ci risparmia nulla del suo appetitoso e bianco corpo.
Shame è un film PEPSI con product placement ben sfruttato soprattutto dalla RED BULL bevuta ripetutamente dal protagonista (e quale bevanda poteva cogliere l’occasione per proporsi come preferita di un malato di sesso…). Piatti televisori LG, I-PHONE utilizzati da entrambi i protagonisti e scarpe NEW BALANCE per il footing di Fassbender si aggiungono alla lista. Non positiva invece l’apparizione dello shampoo DOVE, esplicitamente non apprezzato dalla Mulligan durante la doccia.