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CINEMA
18 Giugno 2019 - 21:53

UNA CISTERNA ARRUGINITA MOBIL SIMBOLO PESSIMISTA

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An elephant sitting still (Hu Bo, Cina, 2018)
UNA CISTERNA ARRUGINITA MOBIL SIMBOLO PESSIMISTA

An elephant sitting still meritoriamente presentato all’ Estfestival 2019 a Reggio Emilia nonostante le sue 4 ore di durata (che comunque non hanno tenuto lontano il pubblico giunto in numero più che dignitoso ad occupare la storica sala del Rosebud), se non fosse un film cinese ma americano o francese avrebbe già l’aura del film cult maledetto che lo circonderebbe. Rischierebbe di diventare film epocale visto che si tratta di uno dei film più nichilisti e pessimisti della storia. Se poi a questo aggiungiamo che si tratta dell’opera prima di un giovane regista di soli 29 anni che subito dopo il film si è suicidato!

Nel film non vi è un sorriso per tutti i suoi 230 minuti (se escludiamo i bambini), tutti sono se non delinquenti fedifraghi e traditori, se non corrotti irosi e violenti, se non vigliacchi prepotenti e stronzi. Non parliamo dei rapporti familiari dove padri licenziati e madri che si ammazzano di lavoro senza curarsi della casa travolgono i figli con imprecazioni e schiaffi non concedendo nulla all’affetto che è del tutto negato. E’ un film nero come la pece, sostanza che evidentemente riempiva anche le povere membra del regista Hu Bo per cui il cinema non è, evidentemente, stato catartico. Il malessere narrato è quello vissuto.

Tra la hard nouvelle vague (degli Eustache, Garrel, Rivette) e il cinema indipendente di Cassavetes si muove il film di Hu Bo che intreccia le vite di quattro protagonisti (uno studente bullizzato che reagisce uccidendo il compagno, il fratello di quest’ultimo che è un capobanda ma i cui problemi sono esistenziali avendo tradito il suo migliore amico che si è suicidato, una studentessa amata dal bullizzato ma che non si interessa a lui perché va a letto con il vicepreside della scuola e, infine, un vecchio nonno che i figli vogliono rinchiudere in una casa per anziani); piani sequenza, primi piani insistiti con giochi di focale azzardati, una fotografia livida e fredda come lo sono gli animi dei suoi protagonisti, sentimentalmente frigidi, incapaci di trovare uno scopo alla loro vita. Dei falliti circondati da un mondo che fa loro schifo.

Un’esperienza fondamentale se si vuol cercare ancora qualcosa che vada al di là dello spettacolare e del banale. Qualcosa di sincero e di necessario.

Un asciugamano in secondo piano Robe di Kappa, una vecchia cisterna arruginita della Mobil e l'I-phone, non ci sembra product placement voluto ma le brand ci sono.

Stefano Barbacini

Da xiang xi di er zuo

Regia: Bo Hu
Data di uscita: 15/11/2018
Cast:
Yu Zhang
Brand:
Apple

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