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CINEMA
17 Marzo 2011 - 03:03

BERGAMO FILM MEETING 2011

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Uno sguardo al cinema post-socialista
BERGAMO FILM MEETING 2011

Giornate piovose qui a Bergamo come in tutto il nord Italia e quindi giornate perfette per rinchiudersi al cinema dell’Auditorium e gustarci quello che ci ha preparato il Direttore Angelo Signorelli.

Corposa ed interessante, ad esempio, la sezione Mondo ex. Film dall’Europa post-socialista: 1990/2010.

La giornata di oggi ci ha presentato ben tre film arrivati dall’Est Europa. Il primo è esemplare proprio perché, essendo un film ad episodi, riesce a dar voce a 6 giovani talenti provenienti da nazioni di quell’area.

Stiamo parlando di Lost and found: 6 sguardi su una generazione, del 2005.

Gli episodi sono uniti da un cortometraggio di animazione dell’estone Mait Laas in cui si racconta in maniera fantastica la nascita di una nuova generazione allattata da un’ape regina antropomorfa.

Il primo episodio della bulgara Nadezda Koseva ci presenta il dolore della lontananza in un momento felice come un matrimonio celebrato in patria nonostante gli sposi si trovino alle cascate del Niagara, collegati telefonicamente. Bottiglie di FANTA sul desco festoso.

Il secondo è Turkey Girl del romeno Cristian Mungiu (che diventerà famoso un paio d’anni dopo con il celebrato 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni), un delicato racconto sull’affetto di una ragazza per il suo tacchino destinato ad essere ucciso e regalato ad un dottore che deve operare la madre puntando il dito su un sistema incentrato sulla corruzione. Curiosa apparizione della margarina RAMA.

Dopo l’amaro sguardo sulla lacerata situazione di Mostar uscita da poco dalla nota guerra civile jugoslava (Birthday della bosniaca Jasmila Zbanic) che ci presenta le parole di due ragazzine nate lo stesso giorno nelle due opposte zone della città (divisa in est ed ovest) e i loro ricordi su una guerra che vogliono dimenticare (tengono a precisare che a loro non piace la PLAYSTATION e girando per la città incontrano distributori di COCA COLA), abbiamo il segmento a mio parere migliore, almeno come struttura prettamente cinematografica, Shortlasting Silence dell’ungherese Kornel Mundruczo, sulla tormentata storia di due fratelli che si ritrovano al capezzale della madre morta e sono costretti a fare i conti con un passato probabilmente incestuoso.

Infine il dolceamaro Faboulous Vera del serbo Arsnijevic sulle occasioni perdute di una addetta ai controlli dei biglietti su di un tram che non presenta product placement.

Ritroviamo poi un fedelissimo del Bergamo Film Meeting, l’ungherese Gyorgy Szomjas (in realtà presente per un’altra sezione del festival, quella dedicata ai documentari, Visti da vicino, ma apparentabile ai colleghi dell’Est Europa per appartenenza cinematografica), notevole autore degli anni ’70-’80 con film come Falfuro, Roncsfilm, Mr. Universe, che ultimamente si dedica alla produzione di documentari su artisti di musica etnica alla ricerca delle radici. Nel caso di Keleti szel: a film, presentato oggi, l’interesse del regista è centrato sulla figura di Michel Montanaro che in un paesino della Provenza si dedica alla riscoperta della musica occitana. Noi preferivamo Szomjas come autore di fiction e lasciamo il godimento dei suoi documentari (per altro banalotti) agli appassionati di world music. Qui ci limitiamo a citare la NIKON e la COCA COLA presenti di sfuggita ma anche un divertente episodio citato proprio da Michel che riguarda guai avuti dalla moglie ungherese con la sua CITROEN.

Decisamente più interessante invece l’ultima opera della giornata, Bolse vita della conterranea di Szomjas, la regista Ibolya Fekete. Tre musicisti russi dopo la caduta del muro e la perestrojka se ne vanno verso l’occidente socialista, l’Ungheria (per poi da qui approdare al “vero” occidente). Qui incontreranno una varia umanità, filantrope professoresse di lingue, ragazze innamorate, un’americana che vagabonda per l’Est Europeo, un connazionale trafficone e, soprattutto, un manipolo di banditi/mafiosi con cui c’è poco da scherzare e che fanno capire agli illusi musicisti come non sia così dolce e facile la libertà e come l’illusione “che il mondo si è aperto. Pensavo di poter diventare cittadino del mondo”, come afferma uno dei protagonisti, resti tale.

La regista condisce il suo lungometraggio con immagini documentarie a fare da controcampo a quelle di finzione, ironia e parti da piccolo musical.

Molte le marche mostrate soprattutto per mostrare quanto “occidentale” sia l’Ungheria nel 1989 rispetto alla Russia, con COCA COLA dappertutto, MC DONALD’S, PEPSI, FANTA e negozi di moda come LUXUS e GERBEAUD.

I ragazzi fumano MARLBORO e bevono birra KAISER

 

Stefano Barbacini

www.dysnews.eu

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