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CINEMA
16 Agosto 2019 - 15:08

DIARIO VISIVO (Herschell Gordon Lewis)

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Moonshine mountain (Herschell Gordon Lewis, USA, 1964)
DIARIO VISIVO (Herschell Gordon Lewis)

Dopo tre anni di intensissima attività Herschell Gordon Lewis sente di aver esaurito le potenzialità del nudie e la strada del gore (che lo renderà poi famoso negli anni a venire come autore di culto e iniziatore di un genere) non ha ottenuto i risultati sperati, troppi i problemi con la censura e le difficoltà per proiettare i suoi film “sanguinolenti”.

Ecco che nell’indecisione sulla strada da intraprendere, acuita dal contrasto di idee con il partner di sempre, David Friedman, che ha portato alla rottura definitiva del sodalizio, nasce questo strano film, Moonshine mountain, miscela di generi e di difficile classificazione.

Il film è praticamente un remake di Two thousands maniacs senza gore e in formato parodia. L’inizio che vede la folkstar della tv Doug Martin tornare al proprio paese in Carolina (da cui se n’era andato diventando poi un perfetto yankee di New York) e a doversi confrontare con i redneck che lo abitano (vari attori/personaggi erano anche nel film citato) è un incrocio tra un musicarello in formato country-folk music e la commedia sugli stereotipi alla Benvenuti al sud ante litteram. Doug mal si adatta all’inizio alle rudi abitudini dei locali finchè la musica e l’amore (si infatuerà di una bella contadina) non gli faranno cambiare idea.

La seconda parte del film invece inserisce i temi exploitation delle opere Friedman-Lewis in formato edulcorato però. Il sesso viene rappresentato dalla donna di Doug lasciata a New York che si ripresenta però al paese a far una scenata e un brutta fine. Marilyn Walters, l’attrice che ne interpreta il ruolo, è dirompente per volgarità erotica presentandosi con ciabattine col tacco e short mostrando però solo la carnalità delle sue gambe. La parte violenta invece è rappresentata dallo sceriffo del paese interpretato da Adam Sorg, il protagonista di Color me blood red, che si rivelerà anche qui un folle omicida e finirà ucciso con un’ascia nell’unica scena con una striscia di sangue visibile.

Insomma, il film mette in evidenza uno stato di indecisione da parte di Lewis che inficia solo parzialmente il risultato della pellicola che resta godibile soprattutto nella prima parte.

Sempre quasi inesistente il product placement. Qui fanno eccezione un’inquadratura iniziale di Variety e quella, più di sfuggita, dell’insegna Rexhall su un edificio del paese.

STEFANO BARBACINI

Moonshine mountain

Regia: Hershell Gordon Lewis
Data di uscita: 01/01/1964

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