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CINEMA
16 Giugno 2019 - 14:29

NELLA RUSSIA DEGLI IMMIGRATI IL SOGNO E' UNA MACCHINA DA CUCIRE

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Ayka (Sergey Dvortsevoy, Russia, 2018)
NELLA RUSSIA DEGLI IMMIGRATI IL SOGNO E' UNA MACCHINA DA CUCIRE

Ayka di Sergey Dvortsevoy (il suo esordio è uscito in Italia come Tulpan la ragazza che non c’era) reduce da un buon successo di critica internazionale lo abbiamo potuto vedere all’ Estasia 2019 a Reggio Emilia. Il passato di documentarista e il suo interesse per la marginalità nella grande Russia di Putin del regista saltano subito alla vista.

La protagonista è un’immigrata irregolare che la vediamo fuggire da un ospedale dopo un parto. Capiamo che non è in grado di mantenere il bambino, che è in costante fuga dalla polizia e da alcuni strozzini a cui deve una sostanziosa somma richiesta per un sogno piccolo piccolo (aprire una sartoria) andato in frantumi, che si dà da fare per acciuffare qualsiasi lavoro dalla preparazione dei polli per la vendita (con una magnifica sequenza girata in una fabbrica clandestina in cui donne distrutte dal caldo e dalla fatica spennano polli e tolgono le interiora a un ritmo di catena di montaggio), alla donna delle pulizie, alla truccatrice cinematografica. La nostra è coriacea, sopporta il dolore di un’emorragia interna e del rischio mastite per non allattare come invece dovrebbe, viene truffata e minacciata, mangia quello che trova, vive in un locale sovraffollato retto da un irregolare ma non è disposta a cedere alcunché per tornare ad una vita di sconfitta nella terra Natale, anche a perdere la dignità. Neve, freddo, sporcizia. La Russia è fredda e dura, al di là del clima, per i poveracci.

Macchina a mano ossessivamente a ridosso dell’incredibile protagonista (Samal Yeslyamova) e della sua discesa agli inferi, immagini ruvide e sgranate, nessun deragliamento verso un patetismo patinato. Un film certamente duro che non lascia indifferenti se non si è salviniani dentro…

Lo status symbol JAGUAR fa parte del poco product placement non in cirillico del film. A questo si accompagna l’I-PHONE e il negozio NAIL  SUNNY.

STEFANO BARBACINI

©www.dysnews.eu

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