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CINEMA
16 Febbraio 2021 - 20:14

DIARIO VISIVO (Andy Sidaris)

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Day of the warriors (Andy Sidaris, USA, 1996)
DIARIO VISIVO (Andy Sidaris)

Day of the warrior vede il ritorno di Andy Sidaris dietro la macchina da presa, un ritorno in cui porta all’eccesso le caratteristiche solite del suo cinema. E’ un film totalmente cartoonesco, in cui umorismo e paradosso sono la principale scelta. Nulla è più preso sul serio, dai cattivi (capitanati da un grottesco wrestler/culturista che si fa chiamare Warrior e si atteggia a capo indiano) ai buoni (un agente, interpretato da Gerald Okamura, è una specie di Fu Manchu che sotto copertura interpreta... Elvis, dando vita all’incredibile Elvis-Fu tutto da gustare...). Anche gli scontri sono eccessivi (le esplosioni sono sempre più roboanti) ed ironici (tutto da vedere l’incontro di wrestler a tre tra Julie Strain, Warrior e Fu...). Molto spazio è poi dato al duo comico, già presente in molti altri film dei Sidaris, che interpreta due assassini imbranati che sembrano proprio uscire da un cartone animato o da un film di Gianni e Pinotto, sono i soli che nei film Malibu non muoiono mai nonostante più volte... esplodano. Anche qui dopo l’esplosione della loro auto si ritrovano vivi seppure con la faccia annerita e gli abiti sbrindellati, proprio come in un cartoon.

Ma soprattutto eccessivi sono i corpi. Silicone, muscoli ipertrofizzati, pelle oliata. Le donne hanno seni enormi come ad esempio le due agenti Julie K. Smith (riproposta dopo Dallas Connection) e la nuova Shae Marks che hanno protesi mammarie esagerate le quali contrastano con i fisici magri e i volti dai lineamenti graziosi. Poi abbiamo i culturisti, l’immenso Marcus Bagwell che interpreta Warrior ma anche dal lato femminile la fuoritaglia Raye Hollit è una culturista siliconata (tutto da gustare il rapporto sessuale tra i due in cui il kitsch abbonda). Come giustamente scrive Cedric Vancayseele su Trashtimes n. 19 del 2019 “è evidente che il casting del film illustra perfettamente l’estetica degli anni novanta, tanto per le ragazze quanto per i ragazzi”. Quindi chirurgia plastica e bombe proteiche a profusione.

Poi c’è ancora Julie Strain, questa volta dalla parte dei buoni essendo il capo della L.E.T.H.A.L. agency e anch’essa non si prende più sul serio. Niente recitazione hard boiled, niente smorfie intimidatorie. Si presenta in ufficio con un costume da bagno leopardato (poco più che uno straccetto) e resta inserita nel collettivo di attori per risaltare in una scena di sesso e nella già citata lotta a tre sul ring.

La trama parte da un hackeraggio dei sistemi informatici dell’agenzia che mette in pericolo gli agenti sotto copertura, Cobra che si fa passare da stripper, un altro che si è infiltrato nella banda di Manuel (Obregon ancora tra i cattivi), Shark e Tiger che si fanno passare da pornoattori. Quindi Julie & Co. devono arrivare a loro prima che Warrior e Manuel li facciano fuori.

Insomma un divertimento di grana grossa, 90 minuti di sesso, umorismo, sparatorie e esplosioni, tutto in modo esagerato.

Tra le tante auto (Ford, Suzuki, Mercedes, Ferrari) un posto privilegiato nel product placement lo ha qui l’Audi più volte citata oltre che... guidata. Abbiamo poi la solita American Airlines (ma troviamo anche Delta e Southwest stavolta), tecnologia Isushi e gomme Futura. Infine da citare un passaggio in cui un’agente chiede la colazione in camera e gli arrivano “waffles à la Beretta”.

Stefano barbacini

www.dysnews.eu

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