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CINEMA
15 Giugno 2020 - 14:21

DIARIO VISIVO (Silvano Agosti)

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Uova di garofano (Silvano Agosti, Italia, 1991)
DIARIO VISIVO (Silvano Agosti)

“Il montaggio di Uova di garofano  privilegia la dissolvenza, specie quella “incrociata”. Nel passare dai volti in primo piano ai paesaggi, rende fluido l’intersecarsi delle immagini della “storia” con quelle della quotidianità. Crea rapporti ed analogie fra convenzioni interiori e promuove il suono ad immaginare.” (Chiara Gelato in “Immagini in libertà. Il cinema in esilio di Silvano Agosti” L’alambicco Cinema Ed. CUEC)

Film dichiaratamente biografico e “storico” dato che il protagonista si chiama appositamente Silvano e consiste in un viaggio nei ricordi d’infanzia e di guerra. Silvano è interpretato da Lou Castel che col figlio, attraversando campi di garofani, torna nella casa dove è nato e ha passato tutta l’infanzia.

Tra le stanze dell’abitazione polverosa e che cade a pezzi partono i ricordi di quando Silvano bambino viveva con i genitori e quattro tra fratelli e sorelle di varie età, durante i bui tempi di guerra e del fascio. Mentre la madre dubita del fascismo (ad un conoscente in visita vestito in divisa da gerarca fascista gli chiede: perché sei venuto vestito da buffone?) il padre è tutto Dio, patria e famiglia e alla domanda della consorte sul fatto che deve prendere posizione risponde: “noi siamo cattolici e facciamo quello che ci dice la chiesa.”

Silvano sotto i bombardamenti si aspetta di vedere la Madonna ma incontra solo corpi sommersi dalle macerie e si prende pure la rogna. Malattia e dolore intorno a lui mentre nella villa, dove lavora la zia, lusso ed esotismo allietano ufficiali nazisti. La zia Olga in modo bipartisan si concede prima ad un nazista poi, in seguito, ad un liberatore americano e questi amplessi spiati da Silvano e dalla sorella Elisa permettono loro di scoprire “l’amore”. La sorella Elisa “figlia della lupa” inorgoglisce la famiglia rendendo omaggio a Mussolini davanti a fascisti, nazisti e prelati.

I bambini ingenui e curiosi osservano tutto, stringono amicizia con un vecchio solitario, Crimen (Alain Cuny), sedicente nipote di Garibaldi e accusato dalla gente di aver ucciso e mangiato la moglie, e con un anziano ebreo cinefilo che fa loro conoscere il cinema (e che non verrà risparmiato dall’odio nazista).

Scorrono le vicende e la Storia nei ricordi, le prime sigarette, le fucilazioni naziste, faccetta nera e le camicie nere, i fasci e i monumenti del Duce seppelliti e le divise bruciate dopo l’Armistizio per non farsi riconoscere, il padre che si fa cucire all’interno del materasso per paura dei partigiani, bella ciao e le teste rapate delle collaborazioniste. Occhi innocenti pieni di speranza per il futuro costretti a crescere tra le atrocità, le cattiverie, la miseria e la rassegnazione umane.

Immagini poetiche alternate ad altre più crude, cielo stellato e corpi in putrefazione, primi amori e colpi di pistola alla tempia. Agosti riesce a mostrarci il bello e ad alimentare il sogno negli infanti che crescono durante uno dei periodi più duri e violenti del XX secolo. Rende elegiaco il pessimismo nel suo film più “olmiano”. La speranza è un uovo di garofano da mettere sotto il cuscino per realizzare qualsiasi sogno…

No product placement.

Stefano barbacini

Uova di garofano

Regia: Silvano Agosti
Produzione: 11 marzo film
Data di uscita: 01/01/1991

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