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CINEMA
14 Luglio 2022 - 14:30

IL PADRE E' UNA CADILLAC

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Titane (Julia Ducournau, Fra, 2021)
IL PADRE E' UNA CADILLAC

Il film si apre con un incidente d’auto che coinvolge un padre con la figlioletta, questa ha la peggio ed è costretta a subire un operazione alla testa con applicazione chirurgica di una placca di titanio. L’operazione è resa graficamente e senza sconti perchè evidentemente, e lo confermerà per tutto il film (se già non lo si fosse capito con Raw il suo folgorante esordio), la regista Julia Ducournau è della carne e della sua trasformazione che si interessa, della sua fragilità e della sua deteriorabilità. A questo punto non si può fare a meno di presentarla come la vera erede di Cronenberg (e Crash sicuramente è tra i film di riferimento della regista francese).

Insomma, questa bimba diventa grande e il proprio corpo atletico abbinato al volto androgino la fanno diventare una star dei locali di strip. Ma la nostra è pure una sociopatica che evidentemente non ha superato il trauma infantile e non riesce a trattenersi da uccidere chi cerca di avvicinarsi a lei. Una serial killer che riesce a rapportarsi solamente con le macchine, probabilmente il titanio che ha in testa l’ha fatta diventare a tutti gli effetti una cyborg o qualcosa del genere.

Costretta a darsi alla fuga, perchè ricercata dopo l’ennesimo omicidio, si farà passare per il figlio scomparso del comandante dei pompieri e da questi accolto. Si instaurerà così un rapporto difficile ma forte tra lui e il figlio/figlia unendo due anime perdute (e unendo la castrazione di padre e di figlia) senza lasciare il minimo spazio al sentimentalismo. Fino al finale in cui la protagonista darà alla luce il figlio rappresentante la “nuova carne”, una perfetta simbiosi di carne e titanio: l’unica possibilità per il futuro del genere umano per superare la caducità e la finitezza della specie?

La Ducournau non ci va giù leggera e ha sprezzo del pericolo avventurandosi senza paura in territori quanto mai difficili, non dando mai scorrevolezza alla trama che avanza a sbalzi e affronta il rischio del ridicolo (la nostra avrà rapporti sessuali con una Cadillac e ne resterà incinta con olio di motore che scorre al posto dei liquidi del parto, latte e liquido amniotico), esibisce la nudità e i rapporti sessuali con sfrontatezza, rappresenta graficamente il dolore e sconfina nell’horror (i vari omicidi ma soprattutto quando la protagonista volontariamente si rompe il naso picchiandolo contro un lavandino), sfiora il pop-kitsch (serie di omicidi sulle note di "La verità fa male" di Caterina Caselli!), inserisce qua e là pezzi di black humour (“ma quanti siete in questa casa” si chiede dopo un omicidio quando dalle altre stanze escono nuovi testimoni da... uccidere), ma soprattutto chiede ai due attori principali di affrontare loro stessi una trasformazione dei corpi da performance avant-garde. Tutto questo fregandosene altamente di confezionare un prodotto “commestibile”.

Agathe Roussell vede il proprio corpo, adorato dai fan dello strip, mano a mano che passano le sequenze del film riempirsi di lividi, di protesi (naso rotto e gonfio, pancia da donna incinta), di graffi e lacerazioni, infine di metallo e olio meccanico. I capelli ricci e biondi vengono accorciati, rasati a metà e poi completamente. Il seno e il pancione vengono costretti dentro fasce e gli occhi si riempiono di borse.

Vincent Lindon, il comandante dei sapeurs pompiers, dal canto suo non ha remore nel mostrare il proprio fisico, una volta prestante, decadere e inflaccidire e a martoriarlo con punture continue nei muscoli che lo riempiono di lividi.

Questa trasformazione e lacerazione dei corpi è l’ossessione della regista, la sua firma. Può piacere o meno ma il suo cinema è spiazzante, deviante, difficile da incasellare. Che abbia vinto Cannes, questo Ufo, è veramente sorprendente. Anche la sua “visione” è varia e se a tratti si avvale della foto patinata e ricercata, in generale invece rincorre il cinema underground anni settanta (e sempre il Cronenberg di Rabid viene in mente).

“My baby drove up in a brand new Cadillac. Yes, she did” cantavano i Clash... e la Cadillac, che qui diventa... papà..., è sicuramente IL product placement del film che non ne contiene molto in verità ma sicuramente non possiamo non citare anche la presenza di Adidas.

Stefano barbacini

Titane

Regia: Julia Ducournau
Data di uscita: 04/05/2021

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