CHRONICLE – Josh Trank (2012)
La prima considerazione dopo la visione di Chronicle riguarda l’utilizzo del metodo espressivo conosciuto come POV, ovvero il racconto attraverso il punto di vista di un video operatore. Mi sembra evidente che ormai venga utilizzato solo per essere “à la mode” (ed altrettanto evidentemente ha ragione chi lo utilizza visto che continua a fare incassi…) e non per una reale esigenza. Dico questo perché proprio nel film di Josh Trank (esordiente coadiuvato alla sceneggiatura da Max Landis, figlio di John) il moltiplicarsi del punto di vista (i video operatori sono almeno tre a cui vanno aggiunte le videocamere di sicurezza) e la particolarità dei poteri del protagonista che può solo con la mente spostare la telecamera come vuole, porta ad un insieme di riprese variegato altrimenti conosciuto semplicemente come… regia. Tanto è vero che nel finale non si capisce più chi riprende cosa e tutta la teoria della soggettiva è totalmente annullata.
(Non nascondiamo che all’inizio del film tendiamo a simpatizzare pericolosamente con i prepotenti compagni di scuola del protagonista che lo colpiscono a ripetizione per impedirgli di riprenderli con l’invadente videocamera).
A mio parere il voler a tutti i costi cercare di giustificare l’artificio narrativo diventa un impaccio che nuoce alla fluidità del racconto.
Pare però che ai giovani spettatori tutto ciò non dia fastidio (probabilmente conta un’estetica “ignorante” basata solamente sulle immagini delle webcam e dei video postati su internet) tanto è vero che si lasciano ben coinvolgere da questo piccolo film tutt’altro che stupido seppure limitato proprio dai confini che si dà cioè la docufiction, il falso reportage, il mondo dei fumetti e dei supereroi.
Tre ragazzi durante una festa scoprono un enorme buco nel terreno e vi si addentrano venendo a contatto con radiazioni probabilmente aliene. Da questo momento scoprono di avere sviluppato una potente telecinesi, un vero e proprio superpotere.
I tre utilizzano la cosa per combinare qualche scherzo tra l’ingestione di una PRINGLES e un goccio di PEPSI, poi però si accorgono che il potere è più potente del previsto tanto da permettere loro di volare, indirizzare fulmini e far esplodere interi palazzi.
Se ne rende conto soprattutto Andrew, il più asociale e complessato dei tre, costretto ad una vita infelice da una madre in punto di morte (ha bisogno continuo di costose medicine, cosa che permette al regista l’ingresso in una Farmacia in cui il farmaco CENTRUM è talmente esposto che pare vendano solo quello…), da un padre frustrato e violento, da una totale incapacità a rapportarsi con il sesso opposto, dalle vessazioni dei compagni. Il potere diventerà un micidiale strumento di rivincita personale non senza vittime…
Mettete un potere sproporzionato nelle mani di un piccolo essere insignificante, frustrato e umiliato e il mondo ne subirà le conseguenze (come ci ha ben insegnato un simpatico baffetto durante i primi anni ’40 del Novecento…). Un piccolo film che mette in evidenza grandi temi senza dimenticare un sano entertainement come da lezione di Lee/Kirby sui grandi poteri e le altrettanto grandi responsabilità dei loro personaggi di carta.
Abbiamo già accennato a brand inserite nel film in cui il product placement prevede anche I-PHONE ben associato alla telecinesi, un maggiolone VOLKSWAGEN tutto argentato, FOX, GRANDBANK, CANON e SONY (entrambe di supporto alle videoriprese) e, posticino particolare, la LEGO. Infatti una delle prime manifestazioni del nuovo potere riguarda proprio la costruzione di una grande torre in Lego costruita spostando tutti i mattoncini solo con la forza del pensiero.