Facebook Twitter Canale Youtube RSS
CINEMA
14 Marzo 2021 - 19:12

DIARIO VISIVO (Herschell Gordon Lewis)

 Print Mail
Black love (Herschell Gordon Lewis, USA, 1972)
DIARIO VISIVO (Herschell Gordon Lewis)

La genesi di questo film all black la apprendiamo sia dal libretto allegato al Blu ray “The lost films of Herschell Gordon Lewis”  della Vinegar Syndrome a firma Casey Scott e dall’intervista telefonica che Gordon rilasciò a Christopher Wayne Curry autore del monografico “A taste of blood” (Creation Books). Un produttore afroamericano di nome Bob Smith proprietario di una catena di negozi di Chicago decidette di entrare nel business dei film erotici con una notevole somma di denaro a disposizione. Lewis fu il prescelto e girò il film con le persone, tutte rigorosamente di colore, fornitegli da Smith. Alla fine Smith non seppe cosa farsene del prodotto finito e Lewis decise di metterlo in distribuzione assieme a Miss Nymphet’s Zap-In rompendo i rapporti col produttore che lo accusò di usare il “suo” film per promuovere quello di… Lewis.

Ma di cosa tratta questo Black love? Praticamente vi è un narratore (piuttosto tedioso invero) che per tutto il film vuole farci credere che non stiamo vedendo un film erotico ma uno studio sui comportamenti sessuali delle persone di colore. Si usa quindi il vecchio escamotage dell’educational per far vedere corpi nudi ed atti sessuali che, attenzione, qui sono hardcore! A tutti gli effetti, nonostante Lewis lo smentisse prima del ritrovamento del film che sembrava perduto, è un porno, l’unico girato dal regista.

Detto questo ci sembra troppo semplicistica la storia raccontata di come è stato concepito il film perché dietro ci sta tutta la filosofia di HGL, cioè lo sfruttamento delle mode del momento. Siamo nel periodo del lancio della blaxploitation e il porno è lì lì per essere sdoganato (questo arriva qualche mese prima dell’ufficializzazione del genere grazie a Gola profonda). Film all black studiati per un pubblico afroamericano, la libertà sessuale del post ’68, l’hardcore che muove i suoi primi passi ecco che Lewis mette assieme il tutto e ci sforna questo prodotto girato con poco e fatto per guadagnare sull’onda delle pulsioni correnti.

Il film anticipa anche la curiosità del pubblico per il sesso amatoriale. Infatti nei titoli di testa viene scritto che il cast è formato da “persone che in quasi tutto sono esattamente come voi”. E le scene erotiche ad episodi che si svolgono durante il film cercano di ricreare situazioni “normali”:  una coppia fa sesso in auto (con tanto di passante casuale che diventa guardone), un ragazzino spia i propri genitori mentre copulano, un’altra coppia fa l’amore dopo un ballo casalingo a ritmo di black soul sul divano e viene sorpresa dalla madre di lei, una ragazza seduta sul divano a leggersi Life magazine viene “distratta” dal fidanzato per fare altro, una coppia di marito e moglie dopo la classica scenetta famigliare con lei che aggiusta una camicia e lui che dorme sul divano, si ritrova a letto (lei ha i bigodini in testa) e si scatenano con un 69 esplicito con primi piani ad entrambi i capi… e una reale lunga penetrazione.

Il film, quindi con coscienza di cosa fosse, è poi stato “sfruttato” fino al 1974 messo in doppio programma con un altro porno.

Non quadra neppure la parte in cui Lewis afferma che il film è stato girato in fretta solo come prodotto su commissione lasciando ad intendere (lo ha firmato con un nuovo pseudonimo, Smith come il nome del produttore) che non vi ha messo nulla di suo. In verità vi sono due scene che smentiscono, una in cui un uomo e una donna sono nudi come manichini su due piattaforme rotanti e si muovono poco alla volta per permettere alla camera di riprendere artisticamente i dettagli dei loro corpi lucidi e dietro vi è un gioco cromatico piuttosto ricercato alla Jess Franco, quando quest’ultimo aveva voglia di metter qualcosa di suo nei suoi prodotti usa e getta. Un’altra piuttosto divertente e che richiama il ballo collettivo di Miss Nymphet Zap-in in cui i protagonisti vengono ripresi, sempre a ritmo di soul music, prima vestiti poi con la parte superiore scoperta (e quindi seni ballonzolanti) ed infine completamente nudi con peni e boschetti ben in vista. Anche qui Lewis marca qualche punto quando riprende solo le gambe nude che ballano intrecciate creando un interessante impatto visivo.

Per finire, dicendo che il film a parte tutte queste curiosità non evita una certa noia di fondo, ricordiamo un product placement che avviene proprio ad inizio film in cui è inquadrato (non vedo per quale altro motivo…) un camion della Kelleher. Di Life magazine abbiamo già detto.

Stefano barbacini

Black Love

Regia: Hershell Gordon Lewis
Data di uscita: 01/01/1972
Brand:
Life

Attenzione: l'accesso ai link riservato agli abbonati Dy's World


www.dysnews.eu

Share |