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CINEMA
10 Gennaio 2012 - 16:17

LE IDI DI MARZO

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LE IDI DI MARZO

LE IDI DI MARZO – George Clooney (2011)

Un prodotto professionalmente ineccepibile è la prima considerazione che mi viene alla mente dopo la visione dell’ultimo film di George Clooney. L’attore/regista si sta dimostrando talento intelligente capace di mettere a frutto quanto imparato dallo studio della tradizione cinematografica americana, erede di quel Clint Eastwood che da anni ripropone un cinema non d’autore, come lo si intende in Europa, ma figlio del lavoro dei grandi registi degli Studios.

La camera di Clooney si aggira dietro le quinte della campagna promozionale per il lancio del Governatore Mike Morris (lo stesso Clooney) verso lo scontro elettorale per vincere le primarie del partito democratico col piglio politico tra il documentaristico e il finzionale dei vari Soderbergh e co. Ci si concentra principalmente sul lavoro degli addetti stampa e delle stagiste che lavorano per Morris con focus sul vero protagonista del film, l’enfant prodige della comunicazione Stephen Myers (l’ormai affermatissimo Ryan Gosling).

Lucida analisi di un milieu in cui l’idealismo e l’arrivismo sono due facce della stessa medaglia, “Le idi di marzo” svolta drammaticamente dopo alcuni avvenimenti che tra ricatti, letti sbagliati e corruzione vanno ad infangare le belle parole e i fini progressisti, anche onesti ma difficili da condurre alla loro realizzazione, di politici costretti a doversi confrontare con la debolezza umana fatta di istinti, ipocrisia, avidità ed orgoglio ferito (“sogno di vedere l’uomo libero anche dal suo orgoglio” diceva Averroé).

Philip Seymour Hoffman (che con Paul Giamatti conduce una sfida ad alti livelli sia nella finzione che contrappone i personaggi, sia nella dimostrazione della capacità recitativa di due dei migliori caratteristi di Hollywood) nel ruolo del capo di Gosling dirà ad un certo punto la frase cardine del film: “i democratici continuano a perdere perché hanno sempre scrupoli nel commettere le porcherie che da sempre invece fanno i repubblicani” (lasciamo perdere la manicheistica e un po’ superficiale analisi “politica” che contiene la frase ma teniamoci il significato morale, quello pure del film: è impossibile vincere e arrivare a ruoli importanti senza sporcarsi le mani e senza scendere a compromessi).

Una sceneggiatura ben calibrata viene ben supportata da una regia senza vezzi avanguardistici, ma anche senza tracimazioni verso il tedio di una spettacolarizzazione ad ogni costo, che sfocia in un crescendo emozionale coerente fino ad un finale noir niente affatto eccessivo.

Product placement: tra computer DELL (ma anche APPLE), auto CHEVROLET , televisioni VIZIO, hanno una particolare risonanza diegetica l’hotel MILLENIUM (lodato come albergo di lusso che solo pochi possono permettersi), il network MSNBC (da cui provengono la maggior parte di notizie e che è ringraziato nei titoli di coda), ma soprattutto il telefono NOKIA determinante perché Gosling venga a conoscenza di un avvenimento fondamentale per le sorti sue e di tutti i personaggi del film (infatti ad inizio film a tutto lo staff vengono forniti nuovi telefonini Nokia uguali e ciò determinerà lo scambio di quello di Gosling con quello della bella stagista, interpretata da Evan Rachel Wood, e la scoperta del misfatto).

Stefano Barbacini

The ides of March

Regia: George Clooney
Data di uscita: 01/01/2011

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