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CINEMA
9 Febbraio 2012 - 14:59

BARBA E DINTORNI

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Godard e la pubblicità (4)
BARBA E DINTORNI

A BOUT DE SOUFFLE – Jean Luc Godard (1960)

1960, arriva il momento per JLG di esordire nel lungometraggio. Grazie all’appoggio degli amici Truffaut e Chabrol che in qualche modo “garantiscono” il risultato al produttore Georges de Beauregard, Godard riesce ad avere “l’argent” per girare uno dei capisaldi della nascita della Nouvelle Vague.

Partendo da un soggetto di Truffaut a sua volta ispirato da un fatto di cronaca, il nostro segue, principalmente per le strade di Parigi, quel che combina Michel Poiccard, ladruncolo perditempo fermato dalla polizia per un controllo mentre è alla guida di un auto rubata e per questo messosi seriamente nei guai per una reazione istintiva e spropositata: quando il poliziotto si avvicina estrae la pistola lo uccide.

Ricercato dalla polizia si reca senza grossi patemi nella capitale francese per recuperare denaro e poter fuggire con la ragazza di cui è invaghito, l’indipendente ed imprevedibile Patrizia, “strillona” lungo gli Champs élisées per l’Herald Tribune.

Il tutto finirà male con la “spiata” della ragazza alla polizia e la morte del protagonista colpito dal fuoco degli agenti in una delle più famose scene del cinema di ogni tempo con Belmondo che caracolla ferito per crollare al suolo all’incrocio di rue Campagne Premiere con Boulevard Raspail.

La trama noir è chiaramente un pretesto per Godard che infarcisce la pellicola delle proprie ossessioni e delle proprie passioni cinefile (omaggio dichiarato ai B movies della Monogram, citazioni per Humphrey Bogart e il cinema noir francese, camei di registi e critici cinematografici tra cui quello piuttosto lungo di Melville) e di dialoghi sul disagio di coppia e generazionale (riprendendo i “duetti per amanti in una stanza” dei suoi corti).

Omaggi anche per le letture preferite dall’Herald Tribune venduto dalla ragazza (che indossa una t-shirt riportante a grossi caratteri la testata) agli immancabili France Soir e Cahiers du Cinema.

Il film ebbe recensioni entusiastiche da alcuni e assolutamente negative da altri.

Infatti non tutti sopportarono la maniera in cui fu girato e montato il film. Godard distrusse i lunghi piani sequenza in sala di montaggio eliminando dei pezzi di girato che andarono a minare la consequenzialità di dialoghi e azioni in contrasto con qualsiasi regola della grammatica cinematografica. Oltre a ciò si permise altre stranezze come alcuni movimenti repentini di macchina e la sospensione narrativa con il protagonista che parla direttamente al pubblico.

Per i detrattori una dimostrazione di incapacità registica, per i più (e la storia a questi a dato ragione) una freschezza di scrittura e un vento di novità che, assieme a “I quattrocento colpi” di Truffaut dell’anno precedente, ne fanno opera fondamentale per l’avvio di qualcosa di nuovo che verrà chiamato Nouvelle Vague.

Godard ritrova Jean Paul Belmondo che si porta sulle spalle il film con la sfrontatezza caratteristica anche delle sue future interpretazioni affiancato da una sbarazzina Jean Seberg allora astro nascente del cinema americano arrivata in Francia per legame sentimentale.

Product placement quasi tutto involontario (le innumerevoli citazioni di giornali e auto, passione del regista), location placement per La Pergola, brasserie che ha ospitato le riprese del film ma anche una comparsata (voluta? Probabilmente no) della COCA COLA alle spalle di Belmondo.

Stefano Barbacini

Fino all ultimo respito

Regia: Jean-Luc Godard
Produzione: Societe Nouvelle de Cinematographie (SNC)
Data di uscita: 01/01/1960

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