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CINEMA
8 Ottobre 2017 - 16:01

DIARIO VISIVO

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Why don't you play in hell? (Sion Sono, Giappone, 2013)
DIARIO VISIVO

Benvenuti al Luna Park di Sion Sono che quando si lascia andare mette davvero di tutto, senza regole, nei suoi film-giocattolo. Al Luna Park qui si viene per ammirare la “bambina luminosa” Mitsuko che con la sua grazia, sprigionata nel jingle pubblicitario che apre il film, fa innamorare di lei la madre (moglie di un capo yakuza, dal temperamento a dir poco forte che la porta a sterminare quattro ceffi appartenenti al clan rivale costringendola a 10 anni di galera) che la immagina già star del cinem,  il capo del clan rivale che ferito in un lago di sangue vede davanti a sé la figura deliziosa della bambina che canta il jingle e un giovane ordinario, Koji, che diventerà succube coprotagonista quando dieci anni dopo reincontrerà la bimba ormai ragazza (altrettanto splendida nelle fattezze della sexy Fumi Nikaido).

La folle trama si intreccia con il personaggio di Hirata, aspirante regista, maniaco del cinema e alla ricerca del grande film della sua vita assieme ad un delinquente ravveduto che lui cerca di lanciare come il “Bruce Lee” giapponese…

Mi sembra che si sia già capito che è il cinema il vero soggetto del film, il cinema che incontra la vita, la vita assai più assurda del cinema. L’omaggio di Sono esplode nel finale in cui la trama trova la sua epifania. La madre di Mitsuko sta per uscire di prigione e il marito vuole farle credere che la figlia è diventata una star del cinema. Per fare ciò assolda Koji (che per salvarsi la vita con la complicità di Mitsuko si fa passare per regista) e gli mette a disposizione cineprese 35 mm e i soldi necessari per fare il film. Koji trova aiuto in Hirata con i suoi Fuck bombers (la sua troupe formata da una coppia di fidanzati sovrappeso) che per rendere il film più reale fanno in modo di far scoppiare una lotta tra i due clan utilizzando solo katane. A questo punto quello che deve essere un film diventa realtà e la disfida si trasforma in morte, fiumi di sangue, arti tagliati, teste mozzate e slasher a tutto andare.

Muoiono (apparentemente) tutti tranne Hirata che ferito riesce comunque a portare le pizze al cinema dove verrà proiettato il suo capolavoro davanti a tutti i protagonisti feriti ma vivi (non si capisce più cos’è reale e cosa invece no). La fiction cinematografica vince la sfida sulla vita e sulla morte.

Non è difficile capire che la delirante opera di Sono ha anche un importante valenza autobiografica, è chiaro che Hirata è il suo alter ego e il film realizzato sono tutti i suoi sogni di cinefilo che si materializzano. Hirata è il suo corpo e il suo inizio, il film la sua mente e la sua cinematografia (folle, irregolare, libera e senza freni).

Il product placement è abbondante in questo film di Sono, abbiamo SANYO tv, TOYOTA e tante bevande, COCA COLA su distributore, RED BULL, vodka SMIRNOFF, HEINEKEN e non manca la marca della cinepresa, PANAFLEX.

STEFANO BARBACINI

Jigoku de naze warui

Regia: Shion Sono
Data di uscita: 29/11/2013
Brand:
Sanyo
Red Bull

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