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CINEMA
8 Settembre 2021 - 12:50

DIARIO VISIVO (Herschell Gordon Lewis)

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Gore Gore Girls
DIARIO VISIVO (Herschell Gordon Lewis)

Per commentare e rammentare Gore-gore girls (ultimo film della carriera di Herschell Gordon Lewis prima che la riscoperta di certo cinema exploitation non è esplosa negli anni ’90 e all’inizio del 21° secolo riportando il nostro alla regia per un altro paio di opere di cui parleremo) recupero dagli scaffali la mia vhs ancora in perfette condizioni, edita nel 1991 dalla Shock film.

Un paio di lacrimucce per ricordarne l’acquisto a Londra (non c’erano ne internet ne Amazon…) e gli anni che sono passati inesorabilmente da allora e un paio di minuti per ammirarmi la fantastica copertina che riporta uno dei manifesti del film di quelli ancora rigorosamente “dipinti” e senza foto, e poi l’inserimento nel vecchio vidoregistratore.

L’inizio (vabbé, già il titolo lo preannunciava in effetti) ci fa capire che l’uscita di scena di HGL prima di cambiare mestiere sarà con il genere di cui è stato iniziatore e per cui verrà per sempre soprannominato The wizard of gore. Una ragazza si guarda allo specchio e da dietro una mano guantata (archetipo per gli slasher futuri…) le spingerà di forza la testa ad infragere il vetro e in breve tempo a ridurne il volto in una, letteralmente, maschera di pelle lacerata e sangue.

Capiamo da un dialogo tra un’altra ragazza e un baffuto detective “dandy”  che siamo di fronte ad un assassino (che poi si rivelerà serial killer) che uccide le stripper di un nightclub in città. Da questo momento si alterneranno le “indagini”, che non sono altro che serate passate nel nightclub con numeri di spogliarello delle go-go girls, agli omicidi delle ragazze della professione dentro le loro case. Fino allo svelamento finale.

Trama semplice e utile al solo fine di mostrare nudità e truculenze mischiate ad una macabra ironia. Il vero interesse del film infatti sono proprio gli omicidi per cui Lewis si ingegna  per renderli nel modo più fantasioso e demenziale possibile. Abbiamo quindi facce maciullate e occhi strizzati con sadismo in scene sicuramente disturbanti, per quel periodo, alternati a trovate deliranti come una donna presa a martellate mentre sta facendo un palloncino con la bocca e la chewingum con il sangue che riempie il palloncino perfettamente costruito dalla ragazza (ma fatto con un preservativo in realtà…); un’altra il cui volto è stirato da un ferro da stiro rovente e una con il volto fritto insieme alle patatine; un sedere nudo maciullato con il battibistecche e poi ricoperto di sale e pepe ed infine l’episodio più assurdo in cui i capezzoli di una donna vengono tagliati e da uno esce latte, dall’altro caffè che l’assassino raccoglie in due bicchieri e si beve…

Come scrive Phil Hardy nell’articolo sul film riportato sul retro della custodia della videocassetta, l’efferatezza realistica del gore di HGL incontra il cartone animato alla Tom & Gerry.

E’ questo uno degli ultimi “horror” girati con lo stile statunitense dei primi anni settanta, stile piuttosto sordido e grezzo pronto per i drive-in prima dell’avvento dello stile ben più curato delle opere di genere italiane. Insomma, dietro l’angolo (il film è del 1972) ci sta Argento pronto a trasformare la strada sterrata aperta da Lewis in una autostrada asfaltata che porterà fino all’esplosione del nuovo horror americano degli anni ottanta.

No product placement.

 
Stefano barbacini

©www.dysnews.eu

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