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CINEMA
6 Agosto 2017 - 16:32

DIARIO VISIVO (CINEMA FRANCESE ANNI VENTI)

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Naną (Jean Renoir, Francia, 1926)
DIARIO VISIVO (CINEMA FRANCESE ANNI VENTI)

Altro grande film che la cinematografia francese ha licenziato nel decennio degli anni ’20 e l’autori è di quelli che poi faranno la storia del cinema Jean Renoir. Nanà deriva dal romanzo di Zola e la sua protagonista, cortigiana, diventerà archetipica per innumerevoli vamp dello schermo, cominciando dalla Lulù di Pabst  e dall’Angelo azzurro di Von Sternberg.

Si tratta della bella femme fatale, la venere bionda del varieté, senza voce e senza talento: Nanà. E’ in grado, seppur starlet di una compagnia sull’orlo del fallimento, di sedurre ogni uomo che la incontra perché “c’est le chic du copurchic”! Interpretata dalla moglie del regista, Catherine Hessling con esagitata partecipazione (e l’esagerazione è sicuramente ben accettata da Renoir che ci mette la sua ironia antiborghese), un incrocio dell’enfasi da vamp di Theda Bara con la sbruffoneria deliziosa di Clara Bow con la presenza fisica (piccolina ma piena di fascino) di una Gloria Swanson.

Irretisce un paio di conti e un nipote di questi. Cominciando dal Conte Muffat, vecchio e incapace di trattenersi davanti alle forme della donna per cui è disposto, prima a finanziare il teatro in cui la giovane lavora costringendo il capocomico a dare la parte principale a Nanà che a causa della sua mancanza di talento farà fallire la commedia, poi, una volta lasciata la carriera per cui non è portata, a mantenerla come cortigiana in un Hotel particulier. Muffat feticista e debole lo ritroveremo al massimo della degradazione quando diventerà letteralmente il cagnolino di casa per Nanà davanti al compatimento dei domestici. Poi allo stesso modo conquisterà i favori del conte de Vandreuves che per lei truccherà una corsa di cavalli rovinandosi e il giovane nipote di lui Hugon. Per questi ultimi due finirà anche peggio che a Muffat perché, rovinati e rifiutati si suicideranno.

Plasticamente eccezionale, con un senso dell’inquadratura di impianto teatrale e pittorico tipico di Renoir, il film vive anche di ironia e immagini di avanspettacolo con l’amato (dal regista) cancan in ambientazione Toulose-Lautrec. Il film autoprodotto e costoso fu un insuccesso, probabilmente perché il pubblico non era ancora abituato a vedere un romanzo di stampo sociale alla Zola trasformato dall’artificio cinematografico.

In “La mia vita, i miei film” (Supertascabili Marsilio, 1996) Renoir dice: Nana era un’impresa folle. Il budget del film è salito (…) ad una cifra enorme per l’epoca (…) Mi sono chiesto spesso se quel film non sia stato fatto troppo presto (…) Dal punto di vista commerciale Nana era votato al fallimento, e questo a causa della personalità di Catherine Hessling. Ho già parlato della sua stilizzazione. In Nana ha spinto agli estremi quella sua caratteristica. Non era più una donna. Era una marionetta. Uso il termine come un complimento. Purtroppo il pubblico non poté tollerare quella rielaborazione (…) senza dubitare minimamente che il realismo del particolare nasconde in genere la falsità dei sentimenti.

L’omaggio al Theatre des varietés, tuttora esistene in quel di Parigi è l’unico product placement del film, se così vogliamo chiamarlo.

STEFANO BARBACINI

Nana

Regia: Jean Renoir
Data di uscita: 25/06/1926

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