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CINEMA
6 Gennaio 2019 - 22:00

DIARIO VISIVO

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Piace a troppi (Roger Vadim, Francia, 1956)
DIARIO VISIVO

Mi è capitato in mano un vecchio libro di inizio anni ’80 sulla figura della donna nel ventennio abbondante che va dal 1956 al 1979 (Françoise Audé, Ciné-modèles cinéma d’elles, Ed. L’age d’homme, 1981). L’autrice fa un’analisi accurata ed interessante di come sia cambiata la situazione della donna nel cinema francese e di come autori e autrici finalmente comincino a raccontare di nuove eroine e diano una visione più moderna della condizione femminile.

Sulle tracce dell’analisi di Françoise Audé colgo l’occasione per rivedermi alcuni importanti film da lei citati e analizzati.

Alla fine del 1956 in Francia esce un film destinato a travolgere la morale comune e anche a contribuire a rinnovare il linguaggio cinematografico.

Roger Vadim lancia l’esuberante sessualità di Brigitte Bardot (giovane, bella, imprendibile e imprevedibile, indipendente e anticonvenzionale) girando in cinemascope a colori a Saint-Tropez. L’inizio con la bella francese che prende il sole completamente nuda dietro le lenzuola stese ad asciugare è ancor oggi immagine che riempie gli occhi, pensiamo nel 1956 cosa dovesse essere!

Contesa da tre uomini e considerata da tutti come una puttana, la bella Juliette se ne frega altamente di ogni commento e continua ad attaccare la ristretta morale provinciale camminando a piedi nudi e ballando semivestita al ritmo di un’orchestra jazz composta da musicisti di colore.

Tiene inoltre testa ai tre pretendenti (l’anziano ricco interpretato da Curd Jurgens, un po’ pigmalione un po’ figura paterna, il macho Christian Marquand che vuole solo farsela per poi non averci più nulla a che fare e il mite e gentile fratello di questo, Jean-Luis Trintignant, che rappresenta l’amore onesto, l’uomo da sposare).

E’ in pratica il rovesciamento dei ruoli, infatti solitamente, almeno fino all’epoca del film, è l’uomo che si trova a dover scegliere tra sesso puro, amore e convenienza. Qui è la protagonista femminile che decide di sposare l’uomo migliore (anche se messo a dura prova arriverà quasi ad ucciderla), di non rinunciare a soddisfare il desiderio sessuale concedendosi dopo il matrimonio al fratello dello sposo (“non lo amo, per me è solo una malattia”), e in pratica a sfruttare il rapporto con l’anziano che la protegge pur sapendo di non poterla avere.

Figura anticonvenzionale di donna libera che vive solo il presente (“Il futuro!...è un’invenzione per rovinarci il presente!”) e che non rinuncia a vivere secondo i propri desideri affrontando anche le conseguenze che ne derivano.

“Juliette è affermazione di se stessa(…) è una giovane donna che cammina a piedi nudi, che si veste di cose velocemente indossate e velocemente svestite. E’ a suo agio con il proprio corpo(…)Juliette/Brigitte Bardot costringe ad una revisione di tutto il linguaggio consolidato della narrazione d’amore o della critica cinematografica. (…)Era autonoma e obbligava a cambiare le categorie di pensiero. Autonomia sessuale e fisica: il diritto a disporre del proprio corpo, lei lo viveva.” Così Françoise Audé che, coetanea della Bardot, identificava Juliette con la stessa BB, modello di liberazione sessuale ella stessa.

Quando Curd Jurgens va a trovare Juliette sulla terrazza dove all’inizio prende il sole nuda, le regala una SIMCA… giocattolo, ed è il primo product placement del film poi arrivano la Brillantina Forvil (grosso manifesto pubblicitario), il RICARD (si sfrutta il solito posacenere) e la COCA COLA. Citazioni anche per due locali, il Bateau ivre e il Bar des amis che non saprei dire se realmente esistenti in quell’anno.

STEFANO BARBACINI

Et Dieu... crea la femme

Regia: Roger Vadim
Data di uscita: 28/11/1956
Brand:
Coca-Cola

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