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CINEMA
2 Giugno 2018 - 10:13

MOTHER!

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Darren Aronofsky (USA, 2017)
MOTHER!

Analisi di un rapporto a due con… invasioni.

La mente non certo (e per fortuna) lineare del regista Darren Aronofsky crea la non semplice storia della convivenza di coppia della giovane Jennifer Lawrence (Lei) con riempie il film con le sue forme piene da aspirante madre e del compagno, l’ex toro Javier Bardem (Lui) ora anziano scrittore di fama in crisi creativa e virile. Lui ha perso tutto in un incendio della sua casa, lei cerca di ricostruirne la vita con il suo amore. La loro intima convivenza viene “violata” dall’arrivo di Ed Harris (un ammiratore di Lui come scrittore) e della moglie Michelle Pfeiffer (una nevrotica dall’alcol facile) genitori di due maschi tipo Caino e Abele… Tutte le vicende si svolgono dentro la loro dimora, un’enorme casa metaforica.

La casa trasuda sangue, cela segreti, alcune parti sembra abbiano un inizio di necrosi. E’ metafora di un rapporto in cerca di un completamento che non arriva (anche la casa non è “completata” nella sua ricostruzione dopo l’incendio in cui lui ha perso tutto, ricostruzione per cui solo “lei” si dà da fare),

La casa ( il rapporto) piano piano non è più per loro due ma viene invasa da gente sconosciuta che porta dolore e morte. L’esasperazione dei rapporti interpersonali “borghesi” vengono rappresentati dalla coppia Pfeiffer-Harris e dalla loro corte di parenti giunti a causa della morte del loro figlio. Atmosfera di lutto ma piena di ipocrisia, di vizi nascosti, di falso dolore e falsa partecipazione. Intanto gli “ospiti” inattesi rovinano parte della casa e sembrano affossare definitivamente i sogni di Lei come quell’oggetto che rappresentava la rinascita e che i due “invasori” hanno mandato in frantumi (tornerà nel finale). Nel momento di massimo crollo ecco un’apparente rinascita, Lui ritrova la virilità perduta e Lei resta incinta. Lui ritrova l’ispirazione e tutto va incredibilmente bene… ma quella macchia di sangue che non se ne va, ferita insuturabile nel pavimento della casa connessa direttamente con il sotto, il subconscio dell’edificio, sta lì a preannunciare nuove chiusure, nuove invasioni…nuovi attentati ad un’intimità impossibile.

Aronofsky non ci va certo per il sottile sul piano metaforico/psicologico (conquistare il cuore di una persona significa strapparglielo letteralmente dal petto), anche se le modalità di fattura si apparentano a Malick (piani sequenza traballanti e sghembi, esasperazione dei rumori di sottofondo, macchina a ridosso dei personaggi), quello che in quest’ultimo è sussurrato, poetico e a volte supponente, nel regista di Madre! diventa esasperato, urlato, fino al grottesco di un finale apocalittico.

Ma naturalmente è tutto rappresentazione di una mente insoddisfatta. Jennifer Lawrence e il suo inconscio alla ricerca di una pace e una tranquillità sentimentale impossibile nel delirio dei nostri tempi. Cosa si può partorire in queste condizioni? It’s a boy… ed è pronto ad essere portato alla pubblica esaltazione, ad essere fagocitato dalla società dell’esaltazione e dei falsi miti.

Nel calderone aronofskyano troviamo non solo le aspirazioni materne e il bisogno di dare e ricevere amore, ma anche disquisizioni sull’ego, la fama, il bisogno creativo e quello di riconoscimento pubblico. Nonché schegge di osservazioni sul possesso fisico e psicologico di una persona sull’altra.

La critica ha fatto fatica a capire se ci si trova davanti ad un pacchiano tentativo di shockare per shockare oppure ad un’opera di un regista visionario e originale (d’altronde è lo stesso problema che ha con tutta la filmografia di Lars Von Trier, ad esempio) ma è il grosso problema degli analisti cinematografici ovvero intendersi su cosa si intende per cinema e cosa si vuole da un film.

La divisione della critica si ha sia in quella attenta all’autorialità sia a quella consacrata al genere. Esemplare su MadMovies dove si trova l’ormai consueta doppia critica (pro e contro) il cappello iniziale in cui si scrive: “Se bisogna riconoscere una cosa all’ultima creatura tormentata di Darren Aronofsky, è di aver diviso le folle per l’approccio <in your face> che rappresenta una macchia nel corso del torrente di tiepidezza cinematografica di cui ci inonda Hollywood. Resta da capire se questa brutale deflagrazione cinetica fa di Mother! un buon film.”

Un film che nella sua iconoclastia non ha trovato posto per product placement.

STEFANO BARBACINI

Madre

Regia: Darren Aronofsky
Data di uscita: 25/09/2017

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