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CINEMA
2 Gennaio 2012 - 14:05

MIDNIGHT IN PARIS

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Con DIOR per le strade di Parigi
MIDNIGHT IN PARIS

MIDNIGHT IN PARIS – Woody Allen (2011)

Woody Allen torna a Parigi, una delle città da lui più amate assieme a New York e Venezia, per ambientarvi la storia di un americano in viaggio prematrimoniale (con futura moglie e suoceri al seguito) alla ricerca dei luoghi su cui tanto ha fantasticato. Infatti Gil, il protagonista, è indeciso su cosa vuole dalla vita, vive male il rapporto con la promessa sposa (non ha con lei nessuna affinità e ne è attratto solo fisicamente), odia i futuri suoceri (distanti da lui anche politicamente perché appoggiano il Tea Party “quell’accozzaglia di cripto fascisti zombie”) e non si trova bene con la propria realtà. Invidia invece chi ha vissuto nella Parigi degli anni ’20, periodo magico di grande fermento culturale.

Dopo una giornata insoddisfacente per le incomprensioni con la sua donna e la compagnia non gradita oltre che dei futuri suoceri anche di un amico della fidanzata (un insopportabile saccente professore che non si trattiene dal commentare qualsiasi cosa, tuttologo che conosce tutto e su tutto pontifica), si ritrova a girovagare per la Montmartre notturna ed incontra un auto d’epoca su cui è invitato a salire per trovarsi catapultato a ritroso nel tempo proprio nella Parigi degli anni ’20. In estasi meravigliata si ritroverà ospite del salotto di Gertrude Stein a colloquiare con Ernest Hemingway, Picasso, Bunuel. Sarà anche invitato a party in cui suona Cole Porter e balla Josphine Baker e qui si innamorerà di Adriana, amante sia di Hemingway che di Picasso, giovane piena di vita ma che non ne può più di vivere negli insopportabili anni venti! Con lei andrà ancor più a ritroso nel tempo fino ad arrivare nella Parigi della Belle Epoque per incontrare Touluse-Lautrec, Gauguin e Degas. Questi diranno alla meravigliata Adriana: “ che brutto periodo questo per vivere, pensa se fossimo nati durante il Rinascimento!”

Insomma Allen si diverte a prendersi in giro assieme ai propri miti culturali. Infatti tutti i personaggi della cultura del tempo vengono tratteggiati senza spessore psicologico ma solo evidenziandone le caratteristiche tramandate dai libri di scuola, così Hemingway si ritrova a parlare con frasi fatte come un personaggio dei suoi romanzi, Picasso è un inguaribile donnaiolo gelosissimo, Dalì uno squinternato pazzoide e Bunuel uno schivo personaggio a cui Gil consiglia la trama di un film (quella di “L’angelo sterminatore” non ancora nei progetti del regista) ottenendo per risposta: ”Ma non ha alcun senso!”.

La smitizzazione dei suoi idoli è coerente (oltre che funzionale alla commedia che altrimenti rischierebbe di diventare un trattato uscito dalla mente del professore snob antagonista di Gil) alla teoria esposta da Woody Allen, cioè l’incapacità del protagonista di vivere nel presente per divinizzare il passato. Infatti proprio dalla comprensione della futilità di idealizzare tempi passati e grandi artisti (spesso la grandezza delle opere non corrisponde ad un’eguale grandezza dell’autore) nascerà un nuovo Gil in grado di trovare la propria strada.

Il genio di Allen è ormai un antico ricordo e per quel che riguarda “Midnight in Paris” ci accontentiamo di quello che riesce a darci, un’ora e mezzo di divertimento raffinato, memori delle smorte ultime prove registiche del nostro. Insomma non avremo più “Manhattan”, consoliamoci con Montmartre.

Ad omaggiare la Francia un marchio del tutto francese: DIOR la fa da padrone per quel che riguarda il product placement. Insegne di negozi e grosse borse contenenti acquisti della brand ci accompagnano per tutta la prima parte del film, quella esclusivamente girata ai giorni nostri. Ma lungo la pellicola troviamo anche MOET CHANDON, CELIO, PEUGEOT e tanto altro con una particolare attenzione per CHOPARD che propone “Il più bell’anello visto finora”.

Stefano Barbacini

Midnight in Paris

Regia: Woody Allen
Data di uscita: 01/01/2011
Location: Parigi
Cast:
Owen Wilson

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