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CINEMA
1 Ottobre 2022 - 10:48

DIARIO VISIVO (Giallo italiano)

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I corpi presentano tracce di violenza carnale (Sergio Martino, 1973)
DIARIO VISIVO (Giallo italiano)

I corpi presentano segni di violenza carnale si inserisce nel filone delle giovani studentesse uccise da un misterioso killer, studentesse che hanno sempre qualche peccatuccio da farsi perdonare, leggi prostituzione…, che da Cosa avete fatto a Solange? è proseguito con La polizia chiede aiuto, A tutte le auto della polizia ecc.

In questo caso si tratta di studentesse americane che studiano a Perugia e vengono uccise una ad una da un tizio mascherato, tra esibizioni di nudità varie e falsi colpevoli individuati. Un classico andamento da giallo all’italiana con l’assassino mosso a vendetta da traumi passati, che nella seconda parte devia decisamente su un canale horror “argentiano” e pre-slasher all’americana.

Infatti alcune compagne delle assassinate decidono di “rifugiarsi” per il weekend in una villa di proprietà dello zio di una di esse. Ma quello che doveva essere un fine settimana di tranquillità diventerà un incubo, infatti l’assassino che le ha seguite irrompe in villa massacrandone i componenti e tagliandoli a pezzi. Solo la protagonista del film, Suzy Kendall, cercherà di contrastarlo, prima nascondendosi nella casa, poi affrontandolo.

In questa seconda parte Sergio Martino dà buon sfoggio di sapienza registica di genere con alcune azzeccate soluzioni tra cui spicca la sequenza della chiave caduta (la nostra rinchiusa in una stanza cerca di far cadere una chiave su un giornale per tirarla all’interno senza riuscirvi) in cui il killer asseconda la vittima inconsapevole creando tensione sullo spettatore che sa cosa le aspetta, tipico meccanismo “hitchcockiano”.

Godibile e sorprendente proprio per questo doppio registro (giallo più horror) il film “ha belle sequenze splatter di smembramento delle vittime, una grande scopatona iniziale a tre sui titoli di testa e una scena lesbica con Carla Brait molto spinta” (da Stracult di Marco Giusti che evidenzia il lato sexploitation più che quello formale).

Profluvio di product placement del periodo, principalmente amari e liquori (l’immancabile J&B, l’assiduo Punt e Mes, il Fernet Branca e il Vov) ma anche auto (principalmente Mini Cooper ma anche maggiolone Volkswagen), quotidiani (Paese sera), distributori di benzina (Api), poi la SIP e la SAI, più istituzionali. Infine ringraziamenti finali e pubblicità su un camion che occupa l’inquadratura per la ditta, Sormani, che ha fornito i mobili al film.

STEFANO BARBACINI

©www.dysnews.eu

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